Il termine “maschera” viene dal latino “masca”, che a sua volta ha origine dal germanico “maska”. In ogni caso, il suo significato varia da “strega”, “essere demoniaco” a “spettro” ed è sempre legato ad un potere superiore, non intrinseco alla natura umana.

Si hanno tracce del suo utilizzo sin dall’alba dei tempi, ma per avere qualche certezza in più bisogna attendere sino all’Antico Egitto, dove la maschera era usata come protezione del viso dei nobili defunti: composta da una sottilissima lamina dorata o realizzata in legno, ne proteggeva le sembianze.

La Maschera funeraria di Tutankhamon, ritrovata nel 1925 ed oggi esposta al Museo egizio del Cairo. La Maschera funeraria di Tutankhamon, ritrovata nel 1925 ed oggi esposta al Museo egizio del Cairo. Immagine: Pinterest.

In seguito la maschera sarebbe passata, nella Civiltà latina nella Grecia Antica, da un utilizzo funerario ad uno rituale: sarà Viriglio stesso, nelle Georgiche, a descrivere come “ora horrenda” le maschere che venivano utilizzate nei riti in onore a Bacco. Una funzione, dunque, sempre religiosa, che si sarebbe accostata in parallelo all’utilizzo teatrale.

Da lì, la maschera è passata a noi nella Commedia dell’Arte e nei tantissimi carnevali che costellano l’Italia: da quello più famoso di Venezia, a quelli meno conosciuti della Sardegna e del Nord Italia. Oggi come oggi, nella civiltà occidentale la maschera serve ad occultare la propria identità, dai travestimenti dei supereroi ad Halloween, perdendo ogni connotato religioso. In tempi antichi, invece, era uno strumento di connessione con l’aldilà ed era legata alle cerimonie di connessione con le divinità.

Due maschere del Carnevale di Venezia. Immagine: Wikipedia. Due maschere del Carnevale di Venezia. Immagine: Wikipedia.

Ed è proprio questa la funzione principale delle maschere tribali, utilizzate in riti e celebrazioni diverse sparsi per ogni continente. Lo sciamano, che presiede il rito di collegamento con il mondo degli spiriti, è il sacerdote che officia la cerimonia e colui che per primo indossa una maschera. Attraverso di essa, lo sciamano rappresenta la divinità agli occhi dei partecipanti e ne assume i poteri.

L’obiettivo è quello di arrivare al dio attraverso la materia, in un rituale di cui la maschera è centro catalizzatore, ricco di simbologia e linguaggi codificati. Ma l’uso non è l’unica differenza che separa la nostra concezione di maschera da quella tribale: per questi popoli, infatti, “maschera” non è solo l’oggetto che conferisce nuove fattezze ad un volto: lo sono anche l’abbigliamento, gli ornamenti e tutto quanto è per noi un mero corollario.

Nella prossima asta di Durán ci sarà una vasta sezione di maschere tribali: ognuna ha una storia unica e peculiare, sia per origine che per utilizzo. Questa bellissima maschera di donna, per esempio, proviene dalla tribù Yacuba. Secondo questa popolazione, la donna e la musica sono le forze che più colmano l’uomo di energia vitale, ed è per questo che la fisionomia di questa maschera, con la sua bellissima chioma di trecce, il viso lungo, la fronte ampia e gli zigomi pronunciati ricorda l’armonia di una composizione musicale.

Una donna della tribù Yacuba. Una donna della tribù Yacuba.

Il nome della maschera significa letteralmente “spirito femminile” ed incarna la forza soprannaturale del divino,  la cui presenza annuncia l’arrivo di un importante evento per la comunità. In questo caso, la chioma mostra l’importanza della maschera, anche se non è possibile assegnarle un ruolo specifico, in quanto questo cambiava a seconda del rituale in cui veniva utilizzata.

Questa maschera e molti altri oggetti tra sculture, dipinti e gioielli andranno sotto il martello da Durán Subastas il 25 aprile alle ore 18:00. È possibile fare offerte anche online, previa registrazione sul sito.

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