Icona Bizantina, 1100 circa. Questo esemplare è stato venduto da Koller nel settembre 2013 per 144.000 euro. Immagine: Koller Icona Bizantina, 1100 circa. Questo esemplare è stato venduto da Koller nel settembre 2013 per 144.000 euro. Immagine: Koller

Le lezioni di catechismo si astenevano dal parlare dell'iconoclastia dell'VIII secolo e gli studenti non preservarono le loro preziose icone: non ci avrebbero guadagnato nulla, se non forse un posto di paradiso. I collezionisti di icone autentiche, d'altra parte, che sia per motivi religiosi o no, hanno da strofinarsi le mani: queste immagini raggiungono cifre paradisiache le rare volte in cui vanno all’asta.

Icona "Panakhranta". Immagine: prav.at_.us Icona "Panakhranta". Immagine: prav.at_.us

Genesi

Se l’origine delle icone risale al paganesimo, la loro codificazione e sviluppo come arte sacra sono legati al cristianesimo, specialmente alle chiese ortodosse e cattoliche d'oriente.

Quest'arte fiorì nell'Impero romano d'Oriente dal V secolo in poi, in virtuale osmosi con l'arte bizantina, mentre in Occidente la rappresentazione di Cristo, della Vergine e dei santi si evolse al passo con il Romanico, il Gotico, il Rinascimento e il Barocco. I tratti delle figure e la disposizione degli elementi sono rimasti quasi immutati: ci fu una sola leggera evoluzione in Russia, quando il paese si convertì alla religione ortodossa nel X secolo.

Icona. Immagine: pravoslavieto.com Icona. Immagine: pravoslavieto.com

Le prime icone rappresentavano principalmente Cristo e la Vergine in pose simboliche diverse: da solo con le mani protese (Orante, Agiosoritissa) il primo, con il bambino in grembo in varie posizioni la seconda (Eleousa, Panakhranta, Odigitria). Apostoli, martiri, santi, angeli e altre scene agiografiche avrebbero poi ispirato molti artisti nei secoli a venire.

Icona "Elousa". Immagine: Pinterest Icona "Elousa". Immagine: Pinterest

Cerimonia

Le tecniche erano così codificate da essere quasi dei rituali, tanto per i preparativi dei materiali quanto per la tecnica pittorica. Tradizionalmente, questo tipo di dipinto veniva eseguito su una tavola di legno senza nodi, chiamata “doska”. Si pensava che il tiglio fosse la varietà di legno più appropriata, ma in sua assenza gli iconografi - di solito monaci - usarono qualsiasi cosa fosse reperibile: cipresso, platano, betulla, quercia, faggio o pino.

Leggermente incavate, le tavole erano ricoperte da uno strato di colla organica (generalmente preparata con pelle di coniglio) e da una tela (pavoloka), a sua volta ricoperta da diversi strati di una miscela composta di colla e polvere di alabastro.

Icona "Orante". Immagine: emilia-romagna Icona "Orante". Immagine: emilia-romagna

Una volta asciutta, la superficie veniva levigata. L'artista trasferiva il disegno dell'icona sulla doska prima di inciderla leggermente e dipingerla usando solo pigmenti naturali, mescolati con tuorlo d'uovo e acqua. Infine, sopra l'immagine sacra veniva applicato uno strato protettivo a base di olio di lino.

In quest'arte dominano forme rettangolari, ma esistono anche icone rotonde e ovali e, dal IX secolo, è possibile trovare versioni in mosaico, oro, argento, avorio e persino vetro.

Icona raffigurante il battesimo di Gesù. L'esemplare è stato battuto in asta per oltre 100.000 euro. Immagine: Stockholms Auktionsverk Icona raffigurante il battesimo di Gesù. L'esemplare è stato battuto all'asta per oltre 100.000 euro. Immagine: Stockholms Auktionsverk

Il salvatore

L'Iconoclastia nacque nei secoli VIII e IX e portò alla distruzione della maggior parte delle icone prodotte prima dell'843. Queste sarebbero però state in seguito riscattate e la pratica ebbe una nuova età dell'oro nell'Impero Bizantino del XII secolo prima di diffondersi in in Russia, dove si sarebbe sviluppata dalla caduta di Costantinopoli fino al XIX secolo.

C’è un monaco in particolare che rappresenta l'apogeo della Russia nell'arte delle icone: Andrei Rublev. Nato a metà del XIV secolo, Rublev dipinse innumerevoli opere, anche se molte non sono formalmente attribuite a lui.

L'icona della Trinità. Immagine: iconreader.wordpress.com Un'icona di Sant'Andrea. Immagine: iconreader.wordpress.com

La più nota è senza dubbio l'Icona della Trinità (1411), creata per il Monastero della Trinità di San Sergio a Sergiyev Posad e oggi esposta alla Galleria Tretyakov a Mosca, e il Salvatore di Zvenigorod, riscoperto nel 1918 in un hangar vicino alla cattedrale. L'opera raffigura il salvatore, l'arcangelo Michele e San Paolo Apostolo, ma in origine era probabilmente composta da sette a nove figure.

L'Icona della Trinità. Immagine: Wikimedia Commons L'Icona della Trinità. Immagine: Wikimedia Commons

Come assistente del pittore di icone Teofane il Greco, che lasciò Costantinopoli per Mosca nel XIV secolo, il monaco russo perpetuò la tradizione bizantina ammorbidendone i contorni. Il monaco ebbe un'influenza duratura sui suoi successori, come in Dionisio da Furnà (XV secolo) o nella Scuola Stroganov (XVI secolo).

Andrei Rublev fu canonizzato dalla Chiesa ortodossa nel 1988, anno che segnava il centenario della fede cristiana in Russia, e divenne noto come Andrei l'Iconografo. All'inizio del XX secolo, parte del suo lavoro fu purtroppo vittima di una nuova iconoclastia.

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