L'Italia non sarebbe davvero l'Italia senza Gio Ponti. Sia come architetto che come designer ha lasciato un segno indelebile nell’Italia anni del secondo dopoguerra, quando riuscì a reinventare lo stile italiano e ad esportarlo a livello internazionale.

Giò Ponti. Immagine: ilsussidiario.net Giò Ponti. Immagine: ilsussidiario.net

Gli inizi

Gio Ponti nacque il 18 novembre 1891 a Milano, dove studiò architettura al Politecnico. Dopo la Prima guerra mondiale, durante la quale ricevette numerose onorificenze per il suo impegno in prima linea, lavorò come direttore artistico per l'azienda di porcellane Richard-Ginori. Questa collaborazione sarebbe durata fino al 1938, un lungo periodo durante il quale Giò Ponti rinnovò completamente la prestigiosa collezione del marchio.

Giò Ponti per Richard Ginori, I Putti con la Serpe, 1925 circa. Gio Ponti per Richard-Ginori, I Putti con la Serpe, 1925 circa. Foto: Leslie Hindmann Auctioneers via Barnebys.

Nel 1921 sposò Giulia Vimercati e, due anni dopo, entrò nello studio di architettura guidato da Mino Fiocchi ed Emilio Lancia, per poi aprire la propria azienda nel 1933 insieme agli ingegneri Antonio Fornaroli ed Eugenio Soncin. Ispirandosi in modo marcato al modernismo, l'azienda annovera, tra le prime commissioni negli anni '30, i dieci palazzi "Domus" di Milano, la facoltà di matematica dell'Università di Roma e la sede milanese dell’azienda chimica Montecatini (oggi Montedison).

Ponti editore

Allo stesso tempo Gio Ponti, nominato direttore della Biennale di Monza per le arti decorative, contribuì alla fama internazionale dell’evento, che nel 1933 si sarebbe trasferito a Milano diventando la Triennale di Milano. Ponti mantenne la direzione della Triennale fino alla sua morte. Per promuovere il movimento artistico "Novecento" creò Domus, un mensile di architettura pubblicato ancora oggi e diretto da noti architetti italiani.

Avrebbe lasciato la rivista nel 1941 per crearne un’altra, Lo Stile, che come Domus ebbe un grande impatto nel mondo dell’architettura e del design. Fino all'inizio degli anni '60, resse anche la cattedra di Architettura del Politecnico, trasmettendo il suo know-how con la stessa passione.

Dopo le porcellane di Richard-Ginori, Ponti intraprese la direzione artistica del produttore di mobili e di illuminazione contemporanea Fontana Arte. Il suo talento per il design lo portò successivamente a collaborare anche con la prestigiosa vetreria Venini di Murano.

L'epoca d'oro

Architetto, designer, pittore, professore, giornalista ed editore: Gio Ponti aveva più di asso nella manica e, da instancabile lavoratore, avrebbe vissuto la sua età d'oro negli anni '50. In termini di architettura, in questo decennio progettò un altro edificio esclusivo per Montecatini, gli interni della nave Andrea Doria per la compagnia marittima Italian Line e quelli dell'Hôtel Royal di Napoli, sontuose ville a Caracas e Teheran, il Palazzo della cultura a Stoccolma e, soprattutto, il Grattacielo Pirelli di Milano.

Il Pirellone in un'immagine d'epoca. Foto: milanexpotours.com Il Pirellone in un'immagine d'epoca. Foto: milanexpotours.com

Considerato il suo capolavoro, il “Pirellone” è un grattacielo a setti rigidi triangolari di oltre 127 metri di altezza, e ha detenuto il record di edificio più alto dell’Unione Europea sino al 1958. Ponti avrebbe lasciato il segno anche in Pakistan e Singapore, dove costruì edifici ufficiali e restaurato le facciate di alcuni grandi magazzini negli anni '60.

Per quanto riguarda il design, gli anni '50 furono particolarmente ricchi di creazioni e collaborazioni originali. In quel periodo Ponti inventò la prima macchina da caffè prodotta dal marchio Pavoni; progettò interni e arredi con Piero Fornasetti, linee di posate per Sabattini e sanitari per l'azienda belga Ideal Standard.

Gettare una sedia fuori dalla finestra

Per l'azienda di arredamento Cassina, Gio Ponti progettò la sedia Superleggera, ora un classico del design nonché la più riconoscibile delle sue creazioni di mobili, traendo ispirazione dai mobili tradizionali dei pescatori di Chiavari, il suo paese natale. Commercializzata dal 1955 in poi, la Superleggera avrebbe vinto il record mondiale di leggerezza, con un peso di appena 1,7 kg. E, per convincere gli scettici sulla resistenza della sedia, si dice che ne gettò un prototipo dal quarto piano di un edificio.

La sedia "Superleggera" di Gio Ponti per Cassina. Immagine: Barnebys. La sedia "Superleggera" di Gio Ponti per Cassina. Immagine: Barnebys.

Alcune edizioni limitate di questa sedia, concepite sulla scia della Seconda guerra mondiale quando il risparmio era una grande preoccupazione, sono oggi vendute ad oltre 1.500 euro. Molteni, un'azienda italiana di arredamento, continua a produrre alcuni dei pezzi più riconoscibili di Gio Ponti (tra cui sedie, poltrone, singole unità e tavolini), distribuendoli in tutto il mondo.

Questo grande nome dell’architettura e del design italiano morì a Milano il 16 settembre 1979. Il Compasso d’Oro, importante riconoscimento da lui fondato nel 1954, viene ancora assegnato ogni anno dall'Associazione Disegno Industriale per premiare il meglio dell’architettura e del design italiani.

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