Quello della biennale d'arte è un format tutto italiano: nato nel 1895 con la prima Biennale di Venezia, si è rapidamente espanso a livello internazionale declinandosi nella musica, nel cinema, nella danza. Sin dalle prime edizioni, l'evento si è imposto nella scena internazionale fino a diventare una vera e propria istituzione che ogni due anni dà il polso della situazione dell'arte contemporanea.

Il 19 aprile del 1893, il municipio di Venezia fondò con un decreto la creazione della "Prima Esposizione Internazionale d’Arte della Città di Venezia", in onore delle nozze d’argento di Umberto I e Margherita di Savoia. Si decise di adottare un sistema ad invito, riservando una sezione ad artisti italiani ed una ad artisti stranieri.

Prima esposizione internazionale d'arte di Venezia - 1895. Prima esposizione internazionale d'arte di Venezia - 1895.

La prima biennale aprì le porte dei Giardini napoleonici nel 1985 ed accolse circa 224.000 visitatori. Il successo portò alla decisione di istituzionalizzarla: tranne due eccezioni (dal 1916 al 1918 durante la Prima guerra mondiale e tra il 1942 e il 1948 durante la Seconda) la Biennale non si è mai fermata e si è radicata negli anni come una delle rassegne d’arte contemporanea più seguite a livello internazionale.

Nel 1907, prendendo ispirazione dall'Expo di Parigi, ogni paese espositore commissionò ad architetti del calibro di Scarpa ed Hoffman la progettazione di uno spazio espositivo permanente, consolidando così il modello dei padiglioni per nazione tutt'ora applicato.

Una foto d'epoca della Biennale del 1899. Immagine: Biennale.org. Una foto d'epoca della Biennale. Immagine: Biennale.org.

L’edizione del 1910 fu una delle prime ad esporre artisti di rilievo come Klimt, Renoir e Courbet. Quello stesso anno Marinetti manifestò il suo dissenso lanciando dei volantini contro l’evento in Piazza San Marco e venne rimossa dal salone spagnolo un’opera di Picasso per il timore che potesse scandalizzare i visitatori. L'artista sarebbe tornato nella città lagunare con una retrospettiva a lui dedicata soltanto nel 1948.

Particolarmente innovativa fu l’edizione del 1922: tra una retrospettiva dedicata alle opere Modigliani e una sezione alle sculture del Canova, la Biennale numero 13 venne dedicata “all’arte negra”. In un periodo in cui l’Italia stava scivolando nella dittatura fascista, per la prima volta in Europa l’arte africana veniva considerata in quanto tale e non come mero reperto delle conquiste coloniali.

Una foto d'epoca della sala che ospitava le opere di Modì. Una foto d'epoca della sala che ospitava le opere di Modì.

Nel 1930 un decreto legge sancì il passaggio della Biennale ad ente statale autonomo. Nel 1948, Peggy Guggenheim venne invitata ad esporre la sua collezione e avrebbe poi fatto di Venezia la sua casa, fondando il museo che prende il suo nome e che ancora oggi è una delle istituzioni più visitate della città.

I primi anni ‘60 sancirono la consacrazione della pop art e dell’informale europeo e la scelta di restringere il campo ad un tema: il primo fu "Opera o comportamento", l’ultimo, nell’edizione del 2017, “Viva Arte Viva”.

Peggy Guggenheim. Immagine: Guggenheim.org Peggy Guggenheim. Immagine: Guggenheim.org

Una Biennale particolarmente polemica fu quella del 1977, intitolata “La nuova arte sovietica: una prospettiva non ufficiale”, più nota come “la Biennale del dissenso”. Il direttore, Carlo Ripa di Meana, decise di dedicarla  appunto al dissenso politico e culturale nell’est europeo. In piena guerra fredda, la scelta suscitò molte polemiche sia nazionali (il governo, allora retto da Bettino Craxi, non lo vide di buon occhio) che internazionali (l’ambasciatore russo in Italia chiese ufficialmente di abrogare l’evento).

Il catalogo della Biennale del 1976, "Dalla natura all'arte, dall'arte alla natura". Immagine: AbeBooks Il catalogo della Biennale del 1976, "Dalla natura all'arte, dall'arte alla natura". Immagine: AbeBooks

Tra le biennali più di successo ci fu "Dalla natura all'arte, dall'arte alla natura”: diretta da Luigi Scarpa, includeva artisti del calibro di Vito Acconci, Gino de Dominicis, Giovanni Anselmo e Alighiero e Boetti. L'edizione divenne celebre anche grazie al film “Le vacanze intelligenti”, in cui Alberto Sordi e Anna Longhi interpretano una coppia di fruttivendoli che, nel corso di un viaggio culturale organizzato dai figli, visita la Biennale.

Fu poi la volta del centenario: l’edizione del 1994 venne fatta slittare al ‘95 per fare in modo che coincidesse con l’anno di fondazione. Curata dal francese Jean Clair e intitolata “Identità e Alterità 1885-1995”, includeva una mostra che, ripercorrendo il percorso dell’arte nel ‘900, era incentrata sul corpo, sulla sua decostruzione e ricostruzione visiva e sociale.

"Viva Arte Viva", la Biennale d'arte del 2017. "Viva Arte Viva", la Biennale d'arte del 2017.

Nel primo decennio del XXI secolo la Biennale non ha fatto che attirare un numero di visitatori sempre maggiore, arrivando ai 615.000 dell’ultima edizione, che ha segnato un incremento del 23% rispetto a quella precedente. La 57ma Esposizione Internazionale d’Arte ha coinvolto 120 artisti provenienti da 51 nazioni ha visto le donne protagoniste: la direzione è stata gestita dalla francese Christine Marcel, mentre il Padiglione Italia è stato affidato a Cecilia Alemani, curatrice italiana di base a New York.

biennale

Il concetto di un’esposizione che avvenisse con cadenza biennale ha sfondato i confini italiani raggiungendo Berlino, Parigi, Shangai e molte altre città. Ultima arrivata è la Biennale di Lahore, che ha inaugurato il 18 marzo. Questa e molte altre sono le rassegne che scandiranno il 2018 in attesa dell'edizione numero 58 della Biennale di Venezia, che si terrà dall'11 maggio al 24 novembre del 2019 sotto la direzione di Ralph Rugoff, direttore della Hayward Gallery di Londra dal 2006.

Commento