Villa Panza si affaccia su una stretta strada in cima ad una salita, poco lontano dal centro di Varese, a un’ora di macchina da Milano. Il suo ingresso non è sfarzoso: semplice ed essenziale, se non fosse per i cartelloni del Fondo Ambientale Italiano sembrerebbe una della tante ville di questo quartiere. Appena entrati, però, si intravedono le ex scuderie e l'enorme giardino e si capisce immediatamente che Villa Panza, ora di proprietà del FAI, è  un luogo tutt’altro che ordinario.

Veduta di Villa Panza dal giardino. Veduta di Villa Panza dal giardino. Immagine: FAI

La villa, costruita nel ‘700, prende il nome dal colle su cui poggia ed è stata per anni la residenza di Giuseppe Panza, collezionista milanese deceduto nel 2010. Durante la sua carriera, Panza ha raccolto un'incredibile selezione di arte contemporanea internazionale (soprattutto americana), tutt'ora considerata tra le più ampie e complete d'Europa nel suo genere.

Giuseppe Panza di Biumo. Immagine: Rainews. Giuseppe Panza di Biumo. Immagine: Rainews.

Giuseppe Panza di Biumo nacque a Milano il 23 marzo del 1923 da una famiglia che possedeva un’azienda di vini nel Monferrato. Villa Menafoglio Litta, che sarebbe poi diventata la sede della collezione Panza, venne acquistata dal padre nel 1935.

Laureatosi in Giurisprudenza, nel 1954 intraprese un viaggio negli Stati Uniti, a Los Angeles prima e a New York poi. Qui trovò un ambiente vivace e ricco di stimoli che avrebbe influenzato il suo immaginario estetico negli anni a venire e che lo avrebbe portato a creare una collezione dal respiro internazionale, in un periodo in cui in Italia i collezionisti si concentravano su opere nostrane.

Una stanza al piano terra della Villa. Immagine: VareseNews. Una stanza al piano terra della Villa. Immagine: VareseNews.

I primi acquisti di Panza si focalizzarono sull’informale europeo con l’acquisizione di opere del catalano Antoni Tàpies (1923-2012), scoperto nella seconda mostra dell’artista a Parigi, e del francese Jean Fautrier (1898-1964).

Qualche anno dopo lesse in una rivista un articolo sul rapporto tra l’arte e l’acciaio: è così che conobbe Franz Kline (1910-1962) e aprì le porte della collezione all’arte americana, facendo numerosi viaggi a New York insieme alla moglie. In uno di questi, nel ‘59, conobbe il gallerista Leo Castelli (1907-1999), che lo avrebbe introdotto alla Pop Art. I quadri acquisiti in questo periodo sono stati poi donati al Moca di Los Angeles.

Negli anni ‘60 e ‘70 la collezione visse un secondo momento di espansione indirizzato all’arte minimalista, concettuale ed ambientale: “È stato un ritorno ai presupposti intellettuali della mia attività di collezionista: la possibilità di vedere come la filosofia riuscisse a creare un’arte” disse Panza in una intervista al critico d’arte Philippe Daverio.

Dan Flavin, Villa Panza. Una delle sculture di Dan Flavin esposte a Villa Panza.

In questo periodo conobbe Dan Flavin (1933-1996), artista onnipresente nella collezione che nei primi anni '60 iniziò a creare delle sculture con semplici lampade al neon, fino ad allora destinate al solo utilizzo commerciale ed industriale. Le opere di Flavin, precursore dell'arte minimalista, vengono spesso considerate un'evoluzione del ready-made e dei lavori concettuali di Marcel Duchamp (1887-1968).

il giardino della Villa. Immagine: FAI. Il giardino della Villa. Immagine: FAI.

Appartengono invece agli ultimi decenni della vita di Panza le opere allestite in quello che era il salotto della casa, al piano superiore, appartenenti tutte all'arte africana e primitiva.

Oltre all’essenzialità, al minimalismo e al monocromo, ci sono due ulteriori elementi molto cari a Panza: la luce e lo spazio. Ed è proprio su queste due linee direzionali che si focalizza la cura con la quale il collezionista ha trasformato la sua casa in un museo, valorizzando le opere attraverso delle precise scelte di allestimento.

CORRIDOIO

A Flavin è dedicata una grande ala del piano superiore, un lungo corridoio illuminato da luci al neon che fa da accesso ad una serie di stanze su entrambi i lati. A ciascuno spazio corrisponde una scultura di Flavin: ogni opera, con il suo colore e la sua potenza, ha un luogo dedicato.

James Turrell, Sigh Unseen (2013). Immagine: Aisthesis Fai. James Turrell, Sight Unseen (2013). Immagine: Aisthesis Fai.

Lo stesso avviene con Irwin (nato nel 1928) e Turrell (nato nel 1943), le cui finestre site-specific, create appositamente per Villa Panza, trovano collocazione in stanze dalle pareti completamente bianche in cui si aprono degli squarci verso l’esterno: il cielo, una veduta sul giardino della villa, un albero compaiono all’improvviso come apparizioni subitanee.

Robert Irwin, Varese Portal Room. Immagine: FAI Robert Irwin, Varese Portal Room, 1973. Immagine: FAI

James Turrell, Skyspace I, 1973. Immagine: Guggenheim.com James Turrell, Skyspace I, 1973. Immagine: Guggenheim.com

La collezione di Panza non è solo una crasi tra l’esterno e l’interno, tra i pezzi storici della villa e la loro fusione con il contemporaneo: si pone anzitutto come un luogo esperienziale, aperto al pubblico.

Da qui la decisione, nel 1996, di donare la Villa al FAI al fine di rendere la collezione accessibile al grande pubblico, con una precisa volontà che Panza raccontò in un'intervista del 2009 al Sole 24 Ore: “Una collezione è una storia, un progetto culturale e poi è sempre stato forte il desiderio di rendere le opere accessibili a tutti, è la funzione dell'arte, finché rimane in una casa serve poco.” Fedele a questa precisa volontà, la famiglia Panza ha sempre donato le sue opere a musei e istituzioni per tutto il mondo.

Il meglio, però, è rimasto a Villa Panza, che nel corso degli anni ha ospitato anche grandi mostre temporanee di artisti del calibro di Robert Rauschenberg (1925-2008), Lawrence Wiener (nato nel 1942), Bill Viola (nato nel 1951) e Bob Wilson (nato nel 1941).

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