Il Google Art Project

Sono passati 7 anni dal lancio di Google Art Project da parte del motore di ricerca più utilizzato al mondo - ed è stato un successo. Il progetto è nato con l’idea di creare una piattaforma attraverso la quale le istituzioni culturali possano “esporre”, una volta digitalizzate, le loro opere online. La risoluzione delle immagini è così alta che se non fossimo seduti a guardare i dettagli della Gioconda dal salotto di casa nostra ci sembrerebbe davvero di essere al Louvre.

Uno screenshot dello StreetView di una sala degli Uffizi di Firenze su Google Art Project. Uno screenshot dello StreetView di una sala degli Uffizi di Firenze su Google Art Project.

Anzi, con Google Arts è persino possibile fare un vero e proprio tour virtuale dei musei, delle gallerie e delle istituzioni che vi collaborano, rendendo l’esperienza molto vicina alla realtà virtuale. Sul sito è quindi possibile visitare in modo gratuito, tra gli altri, la Galleria degli Uffizi di Firenze, Il Palais de Tokyo di Parigi, il Moma di New York e la Tate Gallery di Londra. E non è finita qui: sempre con la tecnologia con la quale è stato creato StreetView e su cui si basa la piattaforma, si possono anche visitare Le Piramidi di Giza, L’Empire State Building e la Stazione Spaziale Internazionale.

L’Audi Museum: tour virtuale anche in negozio

Google non è il solo che ha creduto in questo progetto: molti musei, comprendendo bene il valore aggiunto della digitalizzazione del patrimonio artistico (e del proprio spazio) hanno lanciato la possibilità di fare dei tour virtuali. Se, per esempio, siete amanti delle auto veloci ma non avete tempo per un fine settimana a Berlino, potete fare un giro virtuale dell’Audi museum, ospitato nell’Audi Forum Ingolstadt, direttamente dal sito del brand. Se la mostra vi avesse ispirato, poi, potete continuare il tour virtuale nel negozio del museo.

Uno screenshot del tour virtuale dell'Audi Museum di Berlino. Uno screenshot del tour virtuale dell'Audi Museum di Berlino.

Il Rijksmuseum di Amsterdam

Quanto a innovazione gli olandesi sono uno di quei popoli che arriva quasi sempre ai primi posti. Il Rijksmuseum di Amsterdam ha da anni lanciato un progetto per la digitalizzazione di tutte le opere e le mostre, sia quelle in archivio che quelle future. Al catalogo online, completo di immagini in alta risoluzione corredate di informazioni sul lavoro e sull’artista, vengono aggiunte ogni giorni nuove opere. Il catalogo è molto vario (nel 2016 si contavano circa 200.000 lavori) e diviso in sezioni. Questo progetto ha fatto del Rijksmuseum, che dal 2016 collabora proprio con Google Arts,  uno dei pionieri nella digitalizzazione del patrimonio artistico.

Un'immagine per il lancio della campagna dell'app del Rijksmuseum. Un'immagine per il lancio della campagna dell'app del Rijksmuseum. Immagine: Rijksmuseum

Il Teatro alla Scala

L’innovazione è di casa in uno dei teatri più iconici d’Italia, il Teatro alla Scala, che ha creato un progetto su tre fronti. Anzitutto, la vista al museo può essere completata con un tour di virtual reality: la ballerina Nicoletta Manni accompagna i visitatori, in un video a 360 gradi, negli spazi meno conosciuti del teatro meneghino. Oltre a questo, nel museo sono state introdotte delle postazioni multimediali ed è stata lanciata un’app che propone sei diversi percorsi per conoscere la storia dell’istituzione.

Un'immagine del Museo teatrale alla Scala. Immagine: Teatro alla Scala. Un'immagine del Museo teatrale alla Scala. Immagine: Teatro alla Scala.

E l'Italia?

L’Italia non ha ancora esplorato appieno le potenzialità del digitale, nonostante, oltre alla Scala, ci siano molti altri esempi virtuosi, come il MAXXI di Roma e il Museo nazionale della scienza e della tecnologia "Leonardo da Vinci" di Milano. Uno studio risalente alla fine del 2016 ed effettuato dall’Osservatorio Innovazione Digitale nei Beni e Attività Culturali dà il polso della situazione: se i siti web sono utilizzati dal 57% dei musei, i social hanno una percentuale più bassa (il 41%), mentre ricostruzioni virtuali o allestimenti interattivi sono adottati solamente dal 20%.

Solo di qualche giorno fa, ArtEconomy ha riportato la notizia che nel nostro paese “c'è sì sensibilità e fermento attorno alla riflessione sul digitale, ma la realtà rimane fortemente disomogenea e frammentaria e manca ancora una politica museale nazionale che favorisca l'integrazione tra il patrimonio e le tecnologie digitali.

Non solo i musei, ma anche le case d’asta si sono adattate alle nuove tecnologie, offrendo la possibilità di guardare le aste in diretta streaming dai loro siti e di parteciparvi attivamente. Il report del 2017 sullo stato del mercato dell’arte condotto dall’European Fine Art Foundation sostiene che “il settore, se prima dubitava del mercato online, ha compreso l’importanza di questo canale.”

Lo stesso fa Barnebys, lo strumento di ricerca numero uno per l'arte, l'antiquariato e gli oggetti da collezione che raduna case d'asta e gallerie d'arte di tutto il mondo, facendo in modo che oggetti unici e meravigliosi siano alla portata di tutti.

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