Lo stencil, tecnica con la quale crea dei murales dal forte impatto estetico, è il marchio di fabbrica che lo ha reso celebre in tutto il mondo. Le sue opere sottendono una forte denuncia dei problemi endemici della società contemporanea, dalla guerra all’avidità di denaro, sino ad una forte critica al del mercato dell’arte. Nonostante il grande attivismo sociale e politico, Banksy fa parte di quella stretta cerchia di artisti viventi il cui lavoro viene battuto all’asta per cifre che hanno superato il milione di euro.

Il lanciatore di fiori, Gerusalemme, 2003 Il lanciatore di fiori, Gerusalemme, 2003

Quello che esime Banksy da ogni accusa di ipocrisia è la sua coerenza e onestà intellettuale. In un’esclusiva intervista rilasciata al Guardian nel 2003, ha affermato di non essere infastidito da coloro che copiano o sfregiano i suoi murales: lui stesso in passato si è guadagnato da vivere vendendo merce da lui contraffatta.

E non si tratta solo di questo: accetta anche di buon grado l’ironia sul suo essere un attivista che trae profitto dal sistema. Per citare solo un esempio, anche se non ha guadagni dalle vendite del suo lavoro nel mercato secondario, autentetica gratuitamente tutte le opere in modo che i compratori non siano frodati.

La cosa che più sorprende di Banksy è come, nonostante abbia alle spalle una carriera ventennale come il più grande artista-vandalo al mondo, sia riuscito a mantenere l’anonimato per tutto questo tempo. Basti pensare che ha persino coniato un nome per il metodo con il quale ha raggiunto la notorietà in modo totalmente anonimo: “brandalism”, una fusione delle parole “brand” e “vandalo”.

Anche se non conosciamo il volto che si cela dietro i suoi graffiti, possiamo comunque approfondire il brand Bansky e l’incredibile ed originale operazione di marketing che è riuscito a realizzare.

La storia di Banksy

Pur essendo avvolto dall’anonimato, durante gli anni sono ovviamente emerse alcune informazioni sulla vita di Banksy. Tanto per cominciare, è certo che si tratti di un uomo, come altrettanto certo è che sia nato a Bristol, in Inghilterra, nel 1974. I suoi primi graffiti risalgono agli anni ‘90, un periodo segnato dall’auge della street art nella sua città natale. La maggior parte dei suoi compagni dell’epoca realizza graffiti a mano libera: Banksy, invece, decide di andare controcorrente sviluppando quello che sarebbe diventato il suo marchio di fabbrica: “Visto che non ero molto bravo con la bomboletta, ho pensato di fare degli stencil”.

Migrants go home, Clacton-on-Sea, 2014. Immagine: Banksy Migrants go home, Clacton-on-Sea, 2014. Immagine: banksy.co.uk

Banksy si trasferisce a Londra nel 2000, l’anno zero della sua fama. Con la collaborazione di amici che gli fanno da vedette contro eventuali interventi della polizia, inizia a piazzare per i muri della capitale inglese degli arguti e provocativi stencil. Assestando duri colpi alla politica, alla guerra, e agli assurdi codici che reggono la società, il suo lavoro ridicolizza l’arte contemporanea con un umorismo e un sentimento per niente comuni.

Opere distrutte, opere da collezione

Molti dei primi lavori di Banksy vengono considerati atti vandalici e sono rapidamente rimossi, spesso all’indomani della loro apparizione. Ad oggi, almeno 18 opere di Banksy sono state distrutte intenzionalmente dalle autorità, dall'artista stesso o da terzi. Nel 2001, per ironia della sorte, un lavoro di Banksy viene addirittura coperto da una pubblicità per il libro “Stupid White Men” di Michael Moore che critica duramente i governi.

Valdalized Phone Box, Londra, 2005. Immagine: Banksy Valdalized Phone Box, Londra, 2005. Immagine: banksy.co.uk

Attualmente, la maggioranza dei proprietari dei suoi lavori sono ben coscienti del grande valore artistico e monetario dei suoi murales. Basti pensare che la sua prima asta, che comprendeva dipinti originali, sculture, stampe numerate e graffiti su parti di muro rimossi con cautela dai palazzi, ha raccolto più di 48 milioni di dollari.

Comprare un’opera di Banksy

Il modo migliore per comprare un originale Banksy è quindi l’asta, ma preparatevi a sborsare una bella somma. Nel 2007, Space Girl and Bird, un pezzo unico destinato ad essere la copertina dell’album della band inglese Blur, ha quintuplicato la stima è stato venduto a 390mila al cambio attuale. L’anno dopo, la famigerata scultura Vandalized Phone Box ha raddoppiato la stima d’asta ed è stata venduta a 448 mila euro. Poco dopo ancora, Simple Intelligence Testing, stimato a 240.000 euro è stato venduto a 890.000.

Banksy, Sweep it under the carpet, Londra. Immagine: banksy.co.uk Banksy, Sweep it under the carpet, Londra. Immagine: banksy.co.uk

Ma anche questi prezzi impallidiscono davanti al suo record personale: sempre nel 2008, Keep it Spotless, un dipinto di Damien Hirst che Banksy ha sfregiato con l’immagine di una donna delle pulizie, ha quintuplicato il valore stimato ed è stato aggiudicato ad oltre 1,4 milioni di euro.

Il Banksy Store

L’asta non è l’unica via di accesso per acquisire un Banksy - è possibile farlo anche direttamente dall’artista, ma è un evento più unico che raro, considerando che non ha messo in vendita nessun lavoro in una mostra dal 2009. Nell’ottobre del 2013, durante una residenza di un mese a New York, Banksy ha passato un giorno intero a vendere le sue opere originali ai passanti di un parco per soli 50 euro. I fortunati acquirenti sono stati solo sette: quei dipinti hanno ora un valore che supera le centinaia di migliaia di dollari.

Screenshot della homepage di "www.pestcontroloffice.com Screenshot della homepage di www.pestcontroloffice.com

L’ultimo modo per comprare un Banksy è tramite il suo sito ufficiale dedicato alle vendite: basta un click su www.pestcontroloffice.com per capire se qualcosa è in vendita. Di solito non c’è nulla, ma il sito è anche un utilissimo strumento per chi acquisisce un Banksy nel mercato secondario: è il luogo in cui lo street artist autentica le sue opere. Gratis, ovviamente.

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