Il centenario della nascita di Modigliani

Il periodo è quello della caldissima estate del 1984, il luogo Livorno. La città toscana è alle prese con i festeggiamenti del centenario della nascita di un suo illustre cittadino: Amedeo Modigliani. L’artista non aveva avuto un ottimo rapporto con la sua città natale: si diceva, infatti, che venisse preso in giro dai livornesi per lo strano stile delle sue sculture. Questa fu una delle ragioni che lo indussero a lasciare la città alla volta di Parigi, ai tempi fulcro delle Avanguardie.

Modigliani, Ragazza in camicetta a pois. Immagine: Wikipedia Modigliani, Ragazza in camicetta a pois. Immagine: Wikipedia

Nella capitale francese, Modì ebbe modo di conoscere e collaborare con gli artisti dell’epoca (Diego Rivera, Constantin Brancusi, Max Jacob) e di organizzare la sua prima personale nel 1917. L’artista non sarebbe mai più tornato a vivere a Livorno e sarebbe deceduto pochi anni dopo di tubercolosi. Dopo la morte, la vita sregolata e la fama di maudit contribuiranno alla sua fama postuma, tanto da essere considerato come uno dei migliori artisti di arte moderna dello scorso secolo.

La leggenda delle sculture gettate nell’Arno

In occasione del centenario, Modigliani viene celebrato in pompa magna con una mostra al Museo d’Arte Moderna di Villa Maria. I curatori dell’esposizione, i fratelli Vera e Dario Durbé, allestiscono una stanza con 4 delle 26 teste di Modigliani. Vera, la direttrice del museo, rievoca una leggenda secondo la quale il giovane Modì avrebbe gettato nell’arno alcune statue in quanto insoddisfatto del risultato. Il ritrovamento di una testa di Modigliani fa gola a tutti: una scavatrice, finanziata dalla sovrintendenza, inizia a dragare il fiume.

Michele Ghelarducci, Pietro Luridiana e Pierfrancesco Ferrucci sono tre studenti universitari in un “periodo di stanca”, come diranno poi alle telecamere della Rai: gli esami sono finiti e si godono l’estate. I tre, come tutta la città, seguono la vicenda delle teste di Modigliani in un clima di grandissima attesa e speranza. I giorni, però, passano, e ancora nulla è stato ritrovato. I ragazzi, grazie ad un’idea di Pietro, decidono di fare una testa nello stile dell’artista con un martello e un trapano elettrico: il loro si tratta di uno scherzo, sono certi che i critici si accorgeranno immediatamente del falso.

Il ritrovamento delle teste

Dopo una lunga attesa, l'ottavo giorno di dragaggio del fiume avviene finalmente un primo ritrovamento: con grande sorpresa dei giovani, però, non si tratta della loro testa. Dopo poche ore, viene finalmente ripescata anche la scultura dei ragazzi. Nel clima di gioia e frenesia si trova un’ultima statua: le teste diventano quindi tre.

Gli ideatori dello scherzo posano con la statua. Immagine: ANSA Archivo Gli ideatori dello scherzo posano con la statua. Immagine: ANSA Archivo

I ragazzi però non sanno che anche le altre sono un falso: sono state infatti ideate e gettate nell’Arno dall’artista Angelo Froglia, con lo scopo di “evidenziare come attraverso un processo di persuasione collettiva, attraverso la Rai, i giornali, le chiacchiere tra persone, si potevano condizionare le convinzioni della gente”. Luridiana, Ghelarducci e Ferrucci sono sempre convinti che gli esperti del settore, almeno per la loro statua, faranno tornare tutti con i piedi per terra.

La notizia dei ritrovamenti finisce intanto sui notiziari di tutto il mondo e l’autenticità di tutte e tre le teste viene avvalorata dai più grandi critici e storici del tempo tra cui Carlo Giulio Argan, mentre poche voci, come quella del livornese Pepi, parlano di falso.

I ragazzi decidono di confessare tutto in un’intervista esclusiva al giornale Panorama: l’opinione pubblica è incredula, tanto che i giovani replicheranno in diretta televisiva la riproduzione della testa con gli stessi strumenti rudimentali di cui avevano parlato. Poco dopo, anche Angelo Froglia esce allo scoperto e confessa lo stesso per le altre due statue.

La mostra al Museo d’Arte Moderna di Villa Maria chiude i battenti nel clamore generale e nel silenzio del mondo dell’arte: la vicenda, che resterà impressa nella memoria collettiva come “Il caso Modigliani”, è stata di recente raccontata in un lungometraggio del 2011 titolato “Le vere false teste di Modigliani”.

Scopri tutte le opere di Amedeo Modigliani in asta su Barnebys!

Commento