L'Italia ha ospitato le Olimpiadi invernali due volte: a Cortina d'Ampezzo, nel 1956, e a Torino, nel 2006. Le città destinate ad ospitare queste manifestazioni vivono periodi di intense e rapide trasformazioni urbanistiche: sono costrette ad adeguarsi in tempi relativamente brevi, in una sorta di corsa contro il tempo, alle richieste dettate dall'arrivo degli atleti e dai numerosi spettatori che  parteciperanno all'evento. Sorgono villaggi olimpici, si realizzano nuove strutture e infrastrutture che rimangono, talvolta incompiute e abbandonate, in eredità alle città ospitanti.

 

Le Olimpiadi invernali e gli eventi passati alla storia 

Nel 1972 la Germania ospita per la seconda volta i Giochi Olimpici estivi: l'intenzione, come comunicato dal motto ufficiale "The Happy Games", era quella di offrire al mondo l'immagine di uno stato nuovo, democratico ed ottimista. Sono segnate però da un tragico episodio passato alla storia come il Massacro di Monaco: undici atleti israeliani vengono uccisi da parte di un commando di terroristi palestinesi dell'Organizzazione Settembre Nero.

L'arte nelle Olimpiadi invernali 

A partire dal 1968, i Giochi Olimpici adottano mascotte ufficiali ispirandosi a elementi caratteristici che rappresentino efficacemente la cultura del Paese ospitante i giochi. Il termine Mascotte nasce nel 1867, quando il compositore francese Edmond Audran compone La Mascotte, letteralmente La Portafortuna, in cui la protagonista Bettina possiede lo straordinario potere di portare fortuna.

Nel 1980 Misha, l'orsetto immaginario disegnato dall'illustratore Victor Chižikov, viene scelto come mascotte per l'evento. Misha è la prima mascotte di un evento sportivo a diventare un fenomeno commerciale: a lui si ispirano bambolotti, peluche, tazze, souvenir, fumetti e persino una serie animata prodotta in Giappone.

L'edizione successiva viene disputata a Los Angeles e i poster di Martin Puryear, Jonathan Borofsky, Billy Al Bengston e Linda Benglis testimoniano le tendenze artistiche di quegli anni. Caratteristica della manifestazione è la presenza di ben 6829 atleti rappresentanti 140 Paesi: fra di loro nessun rappresentante dei Paesi del Blocco sovietico, eccezion fatta per la Romania. Il boicottaggio avviene quattro anni dopo quello americano dei giochi tenutisi a Mosca del 1980.

L'edizione del 1984 è anche quella in cui il fotografo statunitense promotore della street photography Garry Winogrand ritrae in uno scatto Bill Pettis, l'uomo con "Le braccia più grandi al mondo". Il poster ritrae il sollevatore di pesi afroamericano che indossa una canottiera piuttosto piccola su un torace gigantesco mentre  accarezza l'asta di un bilanciere con la mano sinistra.

Mimmo Rotella, inventore negli anni Cinquanta di una forma d'arte che lui stesso chiama décollage, celebra con quest'opera le Olimpiadi. Siamo nel 1992, la XXV edizione dei Giochi dell'Olimpiade si disputaa a Barcellona dal 25 Luglio al 9 Agosto. Vi partecipano 9094 atleti provenienti da 172 Paesi e l'inno dell'Olimpiade, Barcelona, è composto e cantato da Freddie Mercury. I manifesti strappati per la città, lavorati, ricomposti e sovrapposti fra loro da Mimmo Rotella, si ispirano al dadaismo e al ready-made, nel tentativo di trovare una forma espressiva originale dato che, ormai, "tutto ormai era stato detto".

Waldi, un bassotto Dachschund molto popolare in Baviera, accompagna le Olimpiadi di Monaco nel 1972, mentre un castoro, Amik, simboleggia il duro lavoro richiesto per eccellere nello sport nei Giochi del 1976 di Montréal.
Nel 1992 è il turno di Cobi, disegnato da Javer Mariscal: si tratta di un pastore catalano stilizzato con forme cubiste ispirate alle interpretazioni di Picasso de Las Meninas, capolavoro di Velázquez. Il suo nome deriva dall'acronimo del Barcelona Olympic Organising Committee (COOB).

 

Nell'edizione del 1992, per i poster vengono individuati otto pittori, fra i quali anche Eduardo Chillida. La serigrafia proposta è firmata a matita dall'artista ed è uno dei 250 esemplari disponibili.

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