I trend del design la dicono lunga sullo stato generale di un’epoca: lo stile contemporaneo, per esempio, tende ad essere privo di ornamenti, orientato verso la semplicità e concentrato sulla sostenibilità. Inoltre, strizza l’occhio al Modernismo di metà secolo, con le sue linee nette e la mancanza di fronzoli. Ciò non fa che dimostrare che, culturalmente, siamo cauti verso il futuro, contemplativi verso il passato e ritrosi ad ostentare i nostri successi.

Non tutte le generazioni, però, sono state austere come la nostra. Nel passaggio verso il XX secolo, quando l’Art Déco stava iniziando a delinearsi, designer, decoratori ed artisti avevano un grande ottimismo verso il futuro. Adottarono tecnologia, bellezza, lusso e stile come segni distintivi della creatività dello spirito umano. Nell’epoca dell’Art Déco le persone avevano grandi aspirazioni.

Erano, d’altronde, i cosiddetti Anni Ruggenti, alimentati dal boom economico globale. I prodotti e gli spazi venivano progettati con la certezza che il progresso avesse solo connotazioni positive. Grazie a questo approccio, nacque quella che è probabilmente la corrente di design più ottimista dai tempi dell’Alto Rinascimento, anche per l'intento di lasciarsi alle spalle i dolori e l’incertezza della Grande Guerra.

Dove nasce l’Art Déco

Nel 1925 si tenne a Parigi la celebre “Esposizione internazionale di arti decorative e industriali Moderne”, che riuniva le creazioni di ben 21 paesi diversi. L’evento celebrava il desiderio di rinnovo estetico che si era già manifestato nella produzione artistica degli anni precedenti. Andare oltre l’Art Nouveau e aprirsi a nuove forme geometriche senza rinunciare al lusso dei nuovi materiali: questi i tratti principali dell’Art Déco, che si impose in breve tempo come lo stile dell’élite.

Il termine non entrò nel linguaggio popolare fino al 1966, quando il Museo delle Arti Decorative di Parigi inaugurò la mostra “Les Années '25: Art Déco, Bauhaus, Stijl, Esprit Nouveau”. L’esposizione definiva il periodo dell’Art Déco come compreso tra i primi anni del XX secolo fino al 1939 -  anno che segnò l’inizio della Seconda Guerra Mondiale. Individuò inoltre il suo segno distintivo nella mancanza di un singolo approccio estetico: il movimento, infatti, comprendeva una vasta gamma di approcci, tutti accomunati da una cieca fede nel progresso.

Questa ventata di novità influenzò senza distinzioni l’architettura, il design, la moda e l’arte. Nato a Parigi, il movimento divenne rapidamente internazionale. Proprio nella capitale francese, lo studio di Jacques Doucet riunì nel 1929 le punte di diamante di questa nuova estetica, come Csaky, Laurens, Lipchitz.

I pezzi d’arredamento di Jacques-Émile Ruhlmann, soprannominato il “Papa dell’Art Déco”, eran creati appositamente per l'élite francese e più di tutti incarnavano l'amore lusso dell'epoca. Il più noto di questi è il mobile "état rectangle", ora esposto al Museo delle Arti Decorative di Parigi. Pierre Legrain, Eileen Gray, Jean Dunand, Cartier, Jean Deprés: tutti artisti che segnarono profondamente quest’epoca.

Uno degli elementi più riconoscibili dell’Art Déco consiste nell’impiego di materiali moderni e processi industriali, resi possibili dai rapidi miglioramenti della tecnologia. L’entusiasmo degli artisti nell’esplorare questi nuovi strumenti era un riflesso della fede nel progresso, considerato estremamente positivo ed inarrestabile.

L’Art Déco amava il lusso e trovò la sua declinazione naturale nelle decorazioni dei transatlantici, simboli di progresso ed opulenza. Emblema di questa estetica, la Normandie 1935 includeva creazioni di Louis Süe, André Mare, Jean Dunand e Raymond Subes – alcuni dei nomi più altisonanti dell’Art Déco.

La perizia dell’Art Déco

L’ottimismo non era ovviamente l’unico fattore che portò l’Art Déco al successo. Fu d’aiuto anche un cambiamento, solo apparentemente insignificante: quello legato a come la società percepiva le arti applicate. A fine XIX secolo, la Francia era uno dei centri più importanti del mondo creativo; nella società francese, però, coloro che progettavano vestiti, mobili o altri prodotti decorativi non godevano dello stesso rispetto degli altri creativi, come pittori o scultori.

Nel 1875 tutto questo iniziò finalmente a cambiare: il governo francese riconobbe nel design decorativo una professione vera e propria, e gli conferì l’etichetta ufficiale di Arti Decorative. Nel 1901, poi, il governo fece un ulteriore passo avanti fondando La Società degli Artisti Decorativi, che garantì ai suoi membri lo stesso status sociale e culturale degli altri artisti.

L’Arte decorativa oggi

Se i commercianti e i collezionisti d’arte riscoprono l’Art Déco, lo fanno attraverso gli occhi di una generazione che sta affrontando una delle maggiori crisi economiche dalla prima rivoluzione industriale. Siamo alla ricerca di un senso di positività che possa generare più creatività ed immaginazione. In quest’ottica, ha senso enfatizzare gli spazi e i luoghi che ci circondano con oggetti che veicolino un senso di abbondanza ed eleganza. L’Art Déco è molto più che uno stile - è una dichiarazione di ottimismo verso la possibilità di creare un mondo più bello.

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