Perriand, per chi non la conosce, era una designer, ma non una qualsiasi: è stata, infatti, una delle figure più influenti del XX secolo. Iniziò la sua carriera a soli 24 anni come assistente di Le Corbusier e divenne in poco tempo un elemento cardine dello studio: a lei si deve la maggior parte dei brevetti più significativi della compagnia. Perriand stessa affermò che lei, Le Corbusier e Pierre Jeanneret erano come tre dita della stessa mano.

A renderla famosa non fu solo il lavoro di designer, ma anche la sua mentalità estremamente progressista. Era particolarmente empatica e sapeva che il design poteva avere un ruolo centrale nella scoperta di soluzioni che rendessero la società più equa. Come Le Corbusier, credeva che gli oggetti di cui ci circondiamo e gli spazi che abitiamo definissero il nostro stato mentale. A partire da questa idea trasformò le sue idee in azioni, creando un immaginario estetico basato su funzionalità e razionalità al servizio di un mondo migliore.

Il design secondo Charlotte Perriand

Dalla pubblicazione di Io, Charlotte sempre più persone sono venute a conoscenza dei numerosi e iconici prodotti creati da Perriand, soprattutto all’inizio della carriera:  la sua chaise longue, per esempio, è tuttora considerata come uno dei pezzi di design più ricercati del XX secolo.
L’autobiografia mette in luce il suo altrettanto straordinario intelletto, che la portò a dedicarsi a progetti e prodotti ben precisi. Una delle migliori citazioni del libro ha a che fare con uno dei soggetti più quotidiani: lo stoccaggio.

A questo riguardo, Perriand disse: “Qual è un elemento cruciale della vita domestica? Possiamo rispondere immediatamente: lo stoccaggio. Senza un luogo di archiviazione ben pianificato, è impossibile avere spazio nella propria casa.” Lo stoccaggio oggi ha un grande giro di affari. Ben prima di Ikea, Perriand intuì che uno spazio ordinato è un elemento essenziale per diminuire l’ansia e migliorare la qualità della nostra vita, tanto privata quanto professionale.
Un’altra citazione dal libro di Perriand: “Tutto cambia molto velocemente, e ciò che è arte oggi, non lo sarà domani. L’adattamento deve essere un processo costante  –  è qualcosa che dobbiamo riconoscere ed accettare. Viviamo in un tempo di transizione.” Come dimostrato ampiamente dal suo lavoro, la sua intenzione non era quella di suggerire ai designer di dedicarsi a mode passeggere. Al contrario, Perriand sosteneva che i designer fossero degli artisti e fu tra i primi promotori della responsabilità dei designer di far progredire la cultura anticipando l’inevitabile necessità cambiamento.

Charlotte Perriand e il sessismo del suo tempo

Quando Perriand stava sviluppando l’immaginario che l’avrebbe fatta passare alla storia, viveva all’ombra dei colleghi uomini. Non ricevette quasi alcun credito da Le Corbusier e Jeanneret, nonostante fosse responsabile di molte delle loro creazioni più famose, e nonostante avesse progettato per lo studio gli interni di numerose commissioni pubbliche. Per questo Io, Charlotte dovrebbe essere una lettura essenziale per i collezionisti, i commercianti e i designer di oggi.

L’autobiografia mostra come, nonostante il sessismo del tempo, Perriand riuscisse a rimanere concentrata e creativa. Fu Diventò amica di alcuni tra gli artisti e pensatori più famosi del XX secolo, come Fernand Léger e Jean Prouvé. Questi riconobbero il suo genio, mentre  a fatica si fece spazio nella stampa internazionale.
Io, Charlotte racconta la vita della designer con le sue stesse parole. Descrive le preoccupazioni esistenziali con le quali lottò durante tutta la sua carriera e narra dei suoi viaggi intorno al mondo e dei suoi “incontri”, la parola che preferiva per descrivere esperienze che l’avevano indirizzata verso nuove scoperte estetiche. Il più famoso di questi avvenne dopo un lungo viaggio in Giappone: lì scoprì che i concetti fondanti della filosofia Zen e della cultura giapponese erano in linea con la sua visione del mondo.
I riverberi di quell’incontro sono evidenti nella Casa del Tè giapponese, progettata per la sede centrale dell’UNESCO a Parigi. Qui lo spazio, e con esso l’arredamento, è contemporaneamente formale e naturale. I mobili sono utili ed estetici: contengono poco più del necessario per adempiere al loro scopo, ma riescono ad evocare la santità e la profondità della funzione sociale per la quale sono stati creati.

Ripensare al lascito di Perriand implica riflettere su quale sia la nostra idea di un mondo bello, estetico. Investire nel design di Perriand significa cogliere l’aspetto essenziale del suo lavoro, ovvero la convinzione che il design sia al servizio di un bene più ampio. Con le sue stesse parole, “in ogni decisione importante c’è un’opzione che rappresenta la vita, ed è lì che deve ricadere la tua scelta.”

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