« Chuuuuttt !!! », Jef Aérosol, immagine via KazoArt "Chuuuuttt!!!", Jef Aérosol, immagine via KazoArt

Dalla preistoria al giorno d’oggi, la nostra specie ha sempre sentito il bisogno di disegnare e veicolare messaggi sui muri. Quello del graffito è un bisogno ancestrale che dura da millenni: dalle prime incisioni rupestri dell’homo sapiens, passando per le incisioni di Pompei e per le decorazioni degli edifici del Rinascimento, questa forma d’arte è tutt’ora in gran voga, pur essendo mutata in tecniche e contenuti. Negli ultimi anni, ha anzi assunto una dimensione globale: parliamo della Street Art, che sta conquistando le strade di tutto il mondo.

Le strade sono nostre

La Street Art nacque negli Stati Uniti dei primi anni '70. Più precisamente a Philadelphia, dove Cornbread, ora considerato uno dei pionieri del genere, espresse il suo amore per una donna sui muri della capitale della Pennsylvania. Fin dall'inizio, l’illegalità dell’atto fu una delle colonne portanti di questa sottocultura, anche e soprattutto quando si diffuse nei quartieri più poveri della città, dove divenne una pratica comune tra i giovani che cercavano di liberarsi da un contesto sociale difficile e opprimente.

Darryl Cornbread McCray davanti a un graffito del 1967, immagine via Pinterest Darryl Cornbread McCray davanti a un'opera del 1967, immagine via Pinterest

Raggruppati in crew, i graffiti artist marchiarono coi loro alias i muri di ogni angolo della città, privilegiando le zone più esposte al pubblico come i vagoni delle metropolitane. La componente ad alto rischio della Street Art divenne una delle colonne portanti di un movimento volutamente anticonformista, spesso legato anche al rap e alla breakdance.

Opera dello street artist Lee, immagine via fatcap Opera dello street artist Lee, immagine via fatcap

A metà degli anni '80, l’opinione pubblica si fece più dura e le autorità cittadine iniziarono a puntare il dito contro ciò che era considerato un atto di vandalismo e un invito alla violenza. Una guerra a suon di multe e arresti non sarebbe bastata a porre fine a questa nuova sottocultura che stava lentamente diventando un fenomeno sociale. Quando, negli stessi anni, la Street Art sbarcò nel Vecchio Continente, lo fece occupando i muri di luoghi e monumenti storici, per poi imporsi anche nei quartieri periferici delle città.

Banksy, "Graffiti is a crime", immagine via domain.com Banksy, "Graffiti is a crime", immagine via domain.com

Un’arte codificata

Nonostante la grande libertà nella forma e nei contenuti, come ogni movimento anche la Street Art ha delle regole. Non esistono solo tag e graffiti: una delle tecniche più diffuse è lo stencil, un mezzo di riproduzione pratico ed efficace molto amato dagli inserzionisti clandestini e dagli attivisti politici. Con la Street Art lo stencil è diventato un fenomeno sociale, soprattutto grazie ai lavori dello street artist Banksy.

Blek le Rat è uno dei pionieri della Street Art, immagine via Pinterest Blek le Rat è uno dei pionieri della Street Art, immagine via Pinterest

Altri metodi popolari sono gli adesivi, che una volta disegnati sono pronti per essere appiccicati ovunque, e i mosaici, come quelli dell'artista francese Invader. Altre tecniche di Street Art includono poster, murales e fotografie di grandi dimensioni.

Invader, immagine via fnmnl.tv Invader, immagine via fnmnl.tv

Da illegale a redditizia

Ora decisamente lucrosa e venerata dai collezionisti, la Street Art è esposta nei principali musei internazionali, pur senza l'approvazione dei puristi che lamentano la perdita di credibilità di un movimento nato come anti-accademico. Ancor più paradossalmente, quest'arte marginale per natura si è ritagliata una posizione chiave nelle vendite all'asta (soprattutto da Sotheby's, Drouot e Artcurial), dove le opere di artisti come Obey, JonOne o Dondi vengono battute per diverse centinaia di migliaia di euro.

Shepard Fairey, alias OBEY, "JMJ Rip", 2003, venduto da Artcurial per 125.800 euro nel 2016. Shepard Fairey, alias OBEY, "JMJ Rip", 2003, venduto da Artcurial per 125.800 euro nel 2016.

La corona va però a Banksy, che detiene il record mondiale per l’opera di Street Art più costosa al mondo grazie a Keep it Spotless, venduta per 18 milioni di dollari. Nel 2015, un'altra delle sue opere - questa volta monumentale, prodotta con un altro artista di Bristol - ha raggiunto oltre 600.000 euro in un'asta da Drouot. Nello stesso anno, un mosaico di Space Invaders è stato acquistato ad Hong Kong per la folle cifra di 220.000 euro. Tre esempi che mostrano come i graffiti non siano più un atto vandalico...

Banksy, "Keep It Spotless" (2007), venduto per pour 1.510.000 euro, immagine ©Sotheby's Banksy, "Keep It Spotless" (2007), venduto per pour 1.510.000 euro, immagine ©Sotheby's

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