Il passaggio alla cosiddetta “era digitale”, il cui vero inizio è stato segnato dalla diffusione di internet su scala globale, sta modificando le regole del gioco in qualsiasi settore. In particolare, alcune tecnologie (come l’intelligenza artificiale, i big data e il machine learning) potrebbero aiutarci a semplificare i processi su cui si basano i nostri mercati, rendendoli più trasparenti ed efficienti. Così, quasi tutti i settori stanno investendo quantità di denaro sempre maggiori in ricerca e innovazione digitale, nella speranza di rivoluzionare il mercato con soluzioni all’avanguardia.

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In cima alla lista delle tecnologie che danno più speranza c’è la blockchain, il sistema che sta alla base della valuta digitale “Bitcoin”, creata nel 2009 da un inventore anonimo. La blockchain è, in parole povere, una sorta di registro di blocchi, ciascuno dei quali contiene una serie di informazioni immodificabili. Questo sistema, che si basa sulla trasparenza, sulla sicurezza e sull’immutabilità dei dati inseriti, permette di effettuare transazioni sicure e veloci virtualmente in qualsiasi settore. E non è difficile immaginare che la portata della sua  applicazione potrebbe essere rivoluzionaria.

"Ritratto di Edmond Belamy", dipinto creato da un'intelligenza artificiale sviluppata dal dal collettivo di artisti Obvious, è stato battuto a ottobre di quest'anno per 432 mila dollari. "Ritratto di Edmond Belamy", dipinto creato da un'intelligenza artificiale sviluppata dal dal collettivo di artisti Obvious, è stato battuto a ottobre di quest'anno per 432 mila dollari.

Per quanto riguarda il mercato dell’arte, un sistema fondato su una blockchain porterebbe più trasparenza - come è stato anche segnalato nel Deloitte Art and Finance report del 2017. Tramite questa tecnologia, per esempio, ogni opera potrebbe portare con sé un prezioso “storico” di dati: ogni blocco conterrebbe tutte le informazioni  delle transazioni di cui è stato oggetto, del valore, delle collezioni da cui proviene, dell’autenticità, etc. Ogni passaggio da un proprietario all’altro costituirebbe un nuovo “blocco” aggiunto in sequenza ai precedenti. La catena non può essere spezzata o modificata: questo significa che tutti i dati inseriti precedentemente, e validati da più parti (per esempio il proprietario che vende il lotto, l’esperto che lo ha autenticato, la casa d’asta che lo mette in vendita, etc.) non possono essere cambiati.

Art + Tech Summit: un'immagine della conferenza. © Christie's Art + Tech Summit: un'immagine della conferenza. © Christie's

L’introduzione di un sistema simile avrebbe ovviamente grandi vantaggi. Anzitutto, sarebbe molto più facile tracciare la provenienza e l’autenticità di un’opera, ma anche assicurarsi che l’ente da cui la si acquista è affidabile. Una componente non di poco conto per le case d’asta e le gallerie, che negli ultimi anni hanno scoperto come internet può sì aumentare la visibilità e ampliare il pubblico, ma anche rendere più complesso il processo di verifica dell'affidabilità dei venditori/compratori. Il fatto che questa tecnologia sia così recente e ancora in fase di sviluppo non aiuta a capire quanto e se effettivamente possa essere così rivoluzionaria come molti dicono.

Quel che è certo, è che i principali attori del settore stanno giocando d’anticipo: soprattutto Christie’s, che a luglio ha riunito i più importanti esponenti del mercato in una conferenza intitolata “Art + Tech Summit — Is the Art World Ready for Consensus?” e dedicata proprio a questo argomento. In quell'occasione, la discussione ha evidenziato la necessità di essere cauti e di riflettere anche sulle problematiche che questa trasformazione potrebbe portare con sé, soprattutto in merito alla sicurezza dei dati degli utenti.

La casa d’aste inglese, peraltro, ha annunciato che nella vendita “An American Place: The Barney A. Ebsworth Collection” del 20 novembre utilizzerà la blockchain per registrare digitalmente i dati di tutte le opere che andranno all’asta. Ed è solo l’inizio.

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