Un self-made man

Charles Saatchi nacque a Baghdad nel 1943. Nel 1947 la sua famiglia fu costretta ad espatriare a causa della cacciata degli ebrei in Medio Oriente e si stabilì in Inghilterra.  L'arrivo in Europa fu un vero choc per il giovane Charles, che scoprì il consumismo e si innamorò della musica di Elvis Presley e Chuck Berry. Nel 1965 iniziò a lavorare a Londra per l’agenzia pubblicitaria Benton & Bowles, dove incontrò la sua prima moglie. Nel giro di poco tempo, Saatchi riuscì a costruirsi un ampio network: era entrato da poco nel mondo della pubblicità, ma il suo nome era già sulla bocca di chiunque contasse nel settore.

Maurice and Charles, right, Saatchi in 1976: M&C Saatchi was started by the brothers following their departure from Saatchi & Saatchi after a clash with investors Maurice e Charles Saatchi nel 1976. Immagine via Financial Times.

Il suo interesse per l'arte affiorò negli stessi anni in cui fondò la sua prima società di consulenza. Affascinato dal minimalismo americano, comprò la sua prima opera a 26 anni, nel 1969: era di Sol LeWitt, e la pagò solo poche centinaia di dollari. Nel 1970 fondò l'agenzia Saatchi & Saatchi insieme al fratello Maurice. In brevissimo tempo, due sbaragliarono i loro competitor con strategie molto aggressive e si posizionarono tra i leader del mercato. La società venne quotata in borsa nel 1972 e negli anni ‘80 diventò la più grande agenzia pubblicitaria al mondo.

“Artolico”

Ormai milionario, Charles Saatchi iniziò a investire seriamente nell'arte. In poco tempo costruì un'importante collezione e acquistò un edificio di 2.800 m² a Londra. Rinnovato dall'architetto Max Gordon, il locale venne inaugurato nel 1985: è così che nacque la Saatchi Gallery.

Una veduta della Saatchi Gallery. Una sala della Saatchi Gallery con alcune opere di Andy Warhol.

Nel nuovo spazio vennero inizialmente esposte alcune opere di Sol LeWitt, Andy Warhol e Anselm Kiefer, ma Saatchi lanciò anche degli artisti allora sconosciuti come Robert Mangold. La galleria ebbe un grande successo mediatico, in contrasto con il carattere riservato del suo proprietario. Ma gli affari nella pubblicità non andavano molto bene e i due fratelli vennero allontanati dalla gestione dell'agenzia. Fondarono una nuova società, la M&C Saatchi, che però non riscosse lo stesso successo.

Untitled (One Hundred Spaces) 1995 Resin (100 units) Rachel Witheread, Untitled (One Hundred Spaces), 1995, esposto alla Saatchi Gallery.

Sul fronte dell’arte, Saatchi abbandonò progressivamente i grandi nomi del minimalismo americano per essere tra i primi investitori degli YBA ("Young British Artists"): comprò alcuni lavori di Hirst - tra cui A thousand years (1990) e The Physical Impossibility of Death in the Mind of Someone Living (1991) -, di Marc Quinn e Rachel Whiteread. Come ama dire lui stesso, Saatchi non è solo un amante dell’arte: è un "artolico".

Squalo o benefattore?

Damien Hirst, The Physical Impossibility of Death in the Mind of Someone Living , 1991. Damien Hirst, The Physical Impossibility of Death in the Mind of Someone Living, 1991.

A causa dell’enorme successo dei membri del YBA, Saatchi è stato ripetutamente accusato di sfruttare i giovani artisti e speculare sul loro lavoro. Nel 1997 parte della collezione di Saatchi venne esposta alla Royal Academy durante la mostra "Sensation". In quell’occasione vennero presentati 110 pezzi realizzati da 42 artisti, tra cui alcuni lavori provocatori (come il ritratto di un criminale e una Vergine fatta di escrementi). La mostra causò un'accesa polemica con l'allora sindaco di New York Rudolph Giuliani.

Una lunga fila per l'apertura della mostra "Sensation". Immagine via Saatchi Gallery. Una lunga fila per l'apertura della mostra "Sensation". Immagine via Saatchi Gallery.

Ma Saatchi seppe anche mostrare il suo lato generoso. Nel 1998 donò 130 lavori per un’asta di beneficenza tenuta da Christie's il cui ricavato fu interamente devoluto alle scuole di Londra. Nel 1999 regalò 100 opere all'Arts Council e nel 2006 lanciò il sito web www.saatchigallery.com, una piattaforma per mettere in contatto gratuitamente artisti e collezionisti. Il sito ora riunisce 60.000 artisti da tutto il mondo e ha 1.6 milioni di visitatori mensili.

Arte: dall'investimento al museo 

Nel 2008, la Saatchi Gallery si trasferì in una sede di oltre 6.500 m² che accolgono gratuitamente più di 1.5 milioni di visitatori all'anno. Nel 2009 Saatchi iniziò persino a fare tv, realizzando in collaborazione con la BBC il programma School of Saatchi, un reality che metteva in competizione giovani creatori pronti a fare qualsiasi cosa per farsi notare dal gallerista.

Charles Saatchi. Immagine via BBC. Charles Saatchi. Immagine via BBC.

Nel luglio 2010, Saatchi annunciò che avrebbe donato la sua collezione all’Arts Council. L'effetto fu immediato e si infiammò un dibattito in cui l'opinione pubblica si chiese se lo stato avrebbe dovuto accettare l'offerta. Passare dal mondo del mercato dell’arte a quello dei musei non è così facile come sembra, ma Saatchi ha fatto la sua scelta da tempo. In un incredibile colpo di scena, nel 2011 Saatchi pubblicò sul Guardian un editoriale in cui, vestendo improvvisamente i panni dell’anticonformista, denunciò l'avidità finanziaria e il cattivo gusto dei collezionisti.

Sarah Lucas, Jenny Saville, Rachel Whiteread, Damien Hirst e Jake e Dinos Chapman alla mostra "Sensation" alla Saatchi Gallery. Sarah Lucas, Jenny Saville, Rachel Whiteread, Damien Hirst e Jake e Dinos Chapman alla mostra "Sensation" alla Saatchi Gallery.

Criticare il sistema che si è contribuito a creare può essere molto allettante: lo stesso Damien Hirst ha ucciso il suo padre simbolico descrivendolo in un’intervista del 2009 come “un maniaco dello shopping”. Comunque la si pensi, Saatchi sarà per sempre un personaggio controverso. Proprio come il mercato dell'arte.

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