Da dove viene il termine Ikebana?

La radice etimologica di ‘Ikebana’ è composta da ike, che significa vivente, e hana, parola che sta ad indicare un qualsiasi elemento del mondo vegetale. Il principio è piuttosto semplice: si tratta dell’arte di disporre fiori recisi, foglie e rami secondo uno schema preciso. Una pratica che sfocia in una composizione estetica ma che si regge su rigide imposizioni, e che nasce anzitutto come un rituale spirituale.

Screenshot via Youtube. Screenshot via Youtube.

Secondo alcuni, la sua origine rimanda agli shintoisti, i quali ritenevano che le divinità si manifestassero sulle cime degli alberi. In modo da favorirne l’apparizione, durante i loro rituali utilizzavano gli yoroshiro, dei rami sempreverdi. Secondo altri, invece, trova radice nelle offerte floreali che i buddisti facevano alle divinità. Quel che è certo, è che l’Ikebana nasce dalla profonda convinzione orientale che il divino sia ovunque, quindi anche - e soprattutto - nella natura. È per questo che l’uomo deve cercarlo anche lì, non soltanto in se stesso o negli altri.

Dopo il primo sviluppo in India, l’Ikebana si diffonde anche in Cina e Giappone, ma viene codificata soltanto nel XV secolo da Ikenobo, una delle prime scuole (tuttora aperta) che le dà delle regole precise. Da lì, nascono molte altre scuole di pensiero, sia in termini estetici che filosofici, e la pratica si diffonde gradualmente nell’aristocrazia nipponica.

Le due principali scuole di pensiero dell’Ikebana

Ikenobo

Scuola Ikenobo. Immagine via LearnJapanese. Scuola Ikenobo. Immagine via LearnJapanese.

L’Ikenobo è la scuola di ikebana più antica: nata circa 550 anni fa, è stata fondata dal monaco buddista Ono No Imoko. L’uomo inizia ad introdurre nei suoi rituali delle regole per la disposizione dei fiori ben precise, tra cui l’utilizzo di un vaso alto con la bocca stretta. Le composizioni Ikenobo prendono diverse forme, tutte basate su un trittico di rami che rappresenti il divino, l’uomo e la natura, arricchito da fiori dai diversi significati.

Ohara

Scuola Ohara, Stile Moribana. Immagine via Japan-Zone Scuola Ohara, Stile Moribana. Immagine via Japan-Zone

La scuola Ohara prende il nome da Unshin Ohara (1861-1916), il primo a coniugare l’Ikebana e la modernità. La particolarità di questa scuola consiste nell’introduzione dei fiori occidentali, che vengono importati per la prima volta in Giappone proprio in questi anni. In generale, il Giappone  del XIX secolo vive una forte occidentalizzazione che finisce per influenzare anche l’ikebana. Questo stile, chiamato “moribana”, interpreta molto più liberamente la triade simbolica cinese che divide l’universo in un trittico e utilizza dei vasi molto più moderni. È dalla moribana che, in ultima istanza, proviene il freestyle contemporaneo.

L’Ikebana oggi

Una veduta della mostra “The Restless Earth" di Camille Henrot. Una veduta della mostra “The Restless Earth" di Camille Henrot.

Negli ultimi anni, l’Ikebana ha trovato un luogo fertile anche al di fuori del Giappone ed è sempre più utilizzata come mezzo espressivo dagli artisti contemporanei, che applicano questa pratica in modo più libero, pur mantenendone i tratti essenziali. Uno degli esempi più celebri in questo senso è l'artista Camille Henrot che nella mostra “The Restless Earth", ospitata dal New Museum nel 2014, ha dato ampio spazio a sculture floreali ispirate a quest’arte secolare, con particolare attenzione alla tradizione Sogetsu, che nel 1927 libera questa pratica dalle sue rigide regole: “Chiunque può praticare l’Ikebana Sogetsu, in ogni momento o luogo, con qualsiasi materiale”.

Commento