Jean Michel Basquiat. Foto via Wall Street Journal. Jean Michel Basquiat. Foto via Wall Street Journal.

Infanzia

Jean Michel Basquiat nasce il 22 dicembre 1960 a New York. La famiglia vive a Brooklyn dove il padre di Basquiat Gérard lavora come contabile, mentre la madre Matilde è profondamente legata all’arte. Una passione che la donna trasmette al figlio: i due visitano insieme i più importanti musei, gallerie e istituzioni culturali di New York. Jean Michel è un bambino talentuoso: a 4 anni sa già leggere e scrivere. È anche multilingue, e parla in modo fluente spagnolo, francese e inglese.

A sette anni viene investito da un'auto: ne esce con un braccio rotto e gravi lesioni alla milza. In ospedale si dedica alla lettura di Grey's Anatomy, un libro di anatomia per studenti di medicina: le macabre illustrazioni ispirano il giovane Basquiat e influenzano moltissimo la sua arte.

Sebbene la famiglia sia piuttosto benestante e appartenga alla classe media di Brooklyn, l'educazione di Basquiat è turbolenta. Sua madre soffre di malattie mentali e viene spesso ricoverata, mentre il padre è violento: una situazione difficile che porta Jean Michel a scappare spesso di casa.

”Baptism”, 1980, Basquiat. Foto: Wikiart.org. ”Baptism”, 1980, Basquiat. Foto: Wikiart.org.

Da Brooklyn a Manhattan

A 17 anni, Basquiat abbandona definitivamente la scuola e si trasferisce da Brooklyn a Manhattan. Lì vive di giorno in giorno, dormendo da amici e vendendo cartoline e magliette fatte in casa. Nel 1979, vede Andy Warhol entrare in un ristorante e si avvicina per vendergli una delle sue opere: ha inizio una lunga amicizia e una collaborazione professionale che diventerà storica.

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Negli anni '70, le strade di New York si ricoprono di un nuovo graffito, "SAMO": il tag è spesso accompagnato da brevi frasi poetiche, politiche e surreali. Dietro allo pseudonimo di "Same Old Shit"  ci sono Jean Michel Basquiat e il suo amico Al Diaz: una collaborazione che dura fino al 1980, quando i due si separano in seguito a una disputa sancita con il graffito "SAMO È MORTO" nell’area di Lower Manhattan.

Negli anni '80 Basquiat diventa un artista affermato grazie alla sua partecipazione presso la mostra Time Square Show nel centro di Manhattan, insieme ad altri 100 artisti tra cui Keith Haring, Kiki Smith, Jenny Holzer e Fab 5 Freddy.

Basquiat con Andy Warhol a New York, 1985. Foto via Sleek Magazine. Basquiat con Andy Warhol a New York, 1985. Foto via Sleek Magazine.

Succesivamente, la carriera di Basquiat continua l’ascesa: riceve diverse recensioni positive dopo la mostra a Times Square e nel 1982 viene contattato dalla gallerista Annina Nosei. L'anno seguente, un suo lavoro viene incluso alla Whitney Biennial: ha solo 22 anni ed il più giovane artista mai rappresentato nella prestigiosa esposizione.

L’America degli anni '80

Il suo posto nella scena artistica, d'altra parte, è tutto fuorché garantito - il fatto che sia una persona di colore rende il suo inserimento nell’arte più complicato che per altri artisti. Quello del razzismo è un tema a lui molto caro, che ritorna spesso nelle sue opere. Una delle più famose in questo senso è 'Defacement (La morte di Michael Stewart)', che ritrae una figura nera assalita da due agenti di polizia bianchi. Il quadro è ispirato all’omicidio di Michael Stewart, un graffitaro di 25 anni che nel 1983 viene picchiato da due poliziotti bianchi: morirà due settimane dopo.

Basquiat ritrae anche alcuni afroamericani che ammira, come i pugili Muhammad Ali e Joe Luis e il musicista jazz Charlie Parker. Il suo è un modo di rivendicare l’assenza di questa comunità nell'arte, un riflesso diretto della posizione marginale degli afroamericani nella società del tempo. Ritraendo gli eroi e la cultura a cui appartiene, Basquiat sfida la storia occidentale e il razzismo istituzionalizzato.

"Defacement (The Death of Michael Stewart)", 1983. Foto via sugarcanemag.com. "Defacement (The Death of Michael Stewart)", 1983. Foto via sugarcanemag.com.

L'arte di Jean Michel Basquiat è caratterizzata da toni accesi che spiccano in una tavolozza dai colori più terrosi. La sua forma espressiva è caratterizzata da simboli grafici, figure stilizzate e scritte, con motivi ricorrenti come teschi e corone.

Il suo stile grezzo, estremo e talvolta infantile viene percepito da alcuni come poco raffinato, altri invece lo apprezzano molto per il perfetto equilibrio tra elementi accattivanti e intellettuali. Basquiat lavora spesso sulla dualità: tradizione e modernità, collettività e proprietà, originalità e fonti di ispirazione, in una instancabile lotta alle ingiustizie.

L'eredità di Basquiat

Durante la maggior parte della sua vita adulta soffre di tossicodipendenza, con un'influenza negativa sia sulle sue relazioni che sul suo talento artistico. Nel 1987 si trasferisce alle Hawaii nel tentativo di liberarsi dalle droghe, ma riprende ad abusarne non appena torna a New York, tanto che il 12 agosto del 1988 viene trovato morto nel suo appartamento a NoHo.

Foto: Greats.com. Foto: Greats.com.

Nonostante la breve carriera, l'arte di Jean Michel Basquiat ha fortemente influenzato la scena artistica internazionale e ha avuto un profondo effetto sul pubblico nei decenni successivi alla sua morte. L'arte di Basquiat è rilevante oggi come lo era negli anni '80 e la sua popolarità è più grande che mai. Per esempio, l'opera Untitled (1982) è stata venduta da Christie's nel 2017 per 110,5 milioni di dollari:  il record mondiale per un artista americano, ma anche l'opera d'arte di un artista nero più costosa mai battuta all’asta.

Il mistero del personaggio in combinazione con il suo grande talento ha generato un'enorme attenzione nella cultura popolare: su di lui sono stati girati sia documentari che film, tra cui Boom for Real: The Late Teenage Years di Jean-Michel Basquiat (2017) di Sara Driver, Jean-Michel Basquiat - The Radiant Child (2010) di Tamra Davis e Basquiat (1996) di Julian Schnabel.

”Boxer”, 1982. Foto: Wikiart.org. ”Boxer”, 1982. Foto: Wikiart.org.

Molte aziende hanno usato l'arte di Basquiat per commercializzare e vendere i propri prodotti, ma non hanno sempre riscontrato reazioni positive, soprattutto perché l’artista ha sempre criticato attivamente questo tipo di operazioni.

La regista Sara Driver, una buona amica di Basquiat negli anni '80, ha dichiarato ad Interview Magazine:
"Penso che sia stato molto pesante per lui avere 27 anni e diventare una merce. Ciò ha pesato molto su di lui perché non lo rappresentava. Sarebbe impazzito avesse visto gente indossare delle magliette con la sua faccia. Non era Keith Haring, che con le sue opere faceva marketing di massa. Jean era un raffinato pittore d'arte, è così che vedeva se stesso."

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