Kusama nel suo studio di New York nel 1963, circondata dalle sue opere ©Yayoi Kusama. Kusama nel suo studio di New York nel 1963, circondata dalle sue opere ©Yayoi Kusama.

Una cosa è certa: il Giappone imperiale e patriarcale degli anni '30 stava stretto alla giovane Yayoi Kusama, nata il 22 marzo 1929 in una famiglia benestante. Quando scoppiò la Guerra del Pacifico dopo l'attacco a Pearl Harbor nel 1941, Yayoi - come molti altri bambini della sua età - prese parte agli sforzi collettivi per sostenere il conflitto, lavorando in una fabbrica tessile riconvertita alla produzione di paracadute e uniformi militari.

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Tra questo lavoro e la scuola che frequentava nella sua città natale, Matsumoto, trovava comunque il tempo per disegnare e sfuggire non solo da un ambiente opprimente ma anche dalle allucinazioni che, come avrebbe affermato successivamente, la tormentavano da quando aveva dieci anni. In particolare notava dei pois rossi ovunque, un motivo che i suoi occhi trasposero da una tovaglia di famiglia a tutto l'universo.

I pois, che secondo i terapisti dell'artista simboleggiano il rifiuto di omologazione di Yayoi e il timore di vedere svanire la propria individualità, avrebbero influenzato il suo lavoro e sarebbero stati fondamentali per la sua nozione di "auto-distruzione".

Yayoi Kusama, Senza titolo, 1939, Matita su carta, immagine via Tate. Yayoi Kusama, Senza titolo, 1939, Matita su carta, immagine via Tate.

Yayoi Kusama aveva solo 16 anni quando presentò i suoi primi disegni e dipinti a una mostra d'arte della regione. Dopo la guerra continuò i suoi studi a Kyoto presso la Hiyoshigaoka Graduate School, dove approfondì la conoscenza della pittura giapponese tradizionale e moderna.

Come attesta il successo della sua prima mostra personale a Matsumoto nel 1952, il suo debutto fu molto promettente ma si scontrò con l'ostilità dei genitori - specialmente della madre, che cercò implacabilmente di allontanare Yayoi dalla sua vocazione. Questo però non fece che fomentare ulteriormente la sua natura ribelle e anticipare il suo "esilio" negli Stati Uniti.

Yayoi Kusama , "Pesce", 1953, immagine ©Yayoi Kusama Studio Inc Yayoi Kusama , "Pesce", 1953, immagine ©Yayoi Kusama Studio Inc

Nel 1958, dopo un anno a Seattle - dove si trasferì grazie al sostegno della pittrice Georgia O'Keeffe - Yayoi arrivò nella caotica New York. Lì divenne amica di artisti come Jasper Johns, Yves Klein, Piero Manzoni, Andy Warhol, Mark Rothko e Donald Judd.

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Insieme a loro Yayoi esibì foto, dipinti, collage e installazioni visionarie sviluppando al contempo il concetto di "obliterazione". La natura provocatoria e l'ingegnosità delle sue opere multiformi non passarono inosservate, e dalla metà degli anni '60 divenne una figura di spicco della vivace scena artistica americana.

Yayoi Kusama, "Aggregation, One Thousand Boat Show", 1963, Gertrude Stein Gallery, NY, immagine via mrexhibition.net Yayoi Kusama, "Aggregation, One Thousand Boat Show", 1963, Gertrude Stein Gallery, NY, immagine via mrexhibition.net

Nel 1964 presentò alla galleria di Gertrude Stein una delle sue opere più note e inclassificabili, One Thousand Boat Show, in cui sembrava fare i conti con il patriarcato attraverso innumerevoli forme falliche. Pois e falli furono anche parte della sua prima performance, quando nel 1966 si sdraiò nel mezzo di un marciapiede della East 14th Street.

Veduta dell'installazione di Kusama in "Infinity Mirror Room - Phalli's Field", presso la sua personale "Floor Show" at R. Castellane Gallery, New York, 1965, immagine ©Yayoi Kusama Veduta dell'installazione di Kusama in "Infinity Mirror Room - Phalli's Field", presso la sua personale "Floor Show" at R. Castellane Gallery, New York, 1965, immagine ©Yayoi Kusama

A questo, sarebbero seguiti molti happening a base di body art e nudità che attirarono l’attenzione del pubblico fino alla fine dei catartici anni Sessanta. Nel 1966 Kusama creò scompiglio alla Biennale di Venezia gettando 1.500 sfere galleggianti nei canali della città come parte dell’opera “Giardino dei Narcisi”, che ampliava le sue riflessioni sull'autorappresentazione. Sarebbe tornata a Venezia 27 anni dopo, questa volta con in mano un invito ufficiale.

Il "Giardino dei narcisi" di Kusama faceva parte di "Rockaway!", un'esperienza di arte aperta al pubblico presentata da MoMA PS1, immagine via Travel and Leisure. Il "Giardino dei narcisi" di Kusama faceva parte di "Rockaway!", un'esperienza di arte aperta al pubblico presentata da MoMA PS1, immagine via Travel and Leisure.

Sempre in Giappone, Kusama ampliò la sua pratica alla moda, un mondo che la affascinava sin dagli anni negli Stati Uniti. I suoi abiti e accessori erano un modo di diffondere l'arte oltre i suoi limiti e riecheggiare i temi della riproduzione di massa delle immagini seriali di Warhol. Oltre ad alcune collezioni personali, nei primi anni 2000 Kusama ha collaborato con brand come Louis Vuitton e Lancôme.

Yayoi Kusama per Louis Vuitton, immagine via The D'Vine. Yayoi Kusama per Louis Vuitton, immagine via The D'Vine.

Soltanto nell'ultimo decennio la Tate Modern, il Whitney Museum of American Art e il Centre Pompidou hanno organizzato ampie retrospettive sul suo lavoro. Nel novembre 2014, a Sotheby's New York un lavoro di Yayoi Kusama è stato venduto per 7.1 milioni di dollari, stabilendo un nuovo record personale e facendo di lei, ormai novantenne, l'artista donna vivente più cara al mondo.

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