Nata il 30 novembre 1946 a Belgrado, in Serbia - allora parte della Jugoslavia sotto il maresciallo Tito - Marina Abramović viene cresciuta dalla nonna, una fervente ortodossa scettica del comunismo, prima di tornare all'età di sei anni dai genitori, con cui ha una relazione conflittuale che spesso sfocia nella violenza. Questa atmosfera di tensione modella il carattere della giovane, che presto impara a superare i suoi limiti, specialmente quelli fisici.

Immagine via ArtSpecialDay. Immagine via ArtSpecialDay.

Una donna radicale

Alla fine degli anni ’60, Marina frequenta l'Accademia di Belle Arti di Belgrado attirando molto rapidamente l'attenzione per le performance estreme in cui utilizza accessori pericolosi per danneggiare il suo corpo (tramite la flagellazione o la lacerazione, per esempio) e vari prodotti psicoattivi per testare la sua resistenza.

La pratica di questa body art dalle tendenze masochiste la porta regolarmente allo svenimento ma le permette anche di godere di un’ampia popolarità nei festival europei, a cui partecipa insieme a Gina Pane e agli azionisti viennesi che come lei promuovono un’arte radicale.

Marina Abramovic e Ulay, immagine via Homologos. Marina Abramovic e Ulay, immagine via Homologos.

Nei primi anni ’70 si trasferisce ad Amsterdam e nel 1975 e partecipa alla Biennale di Parigi. In quello stesso anno inizia la collaborazione artistica e il coinvolgimento emotivo con Ulay, un artista tedesco la cui sapiente messa in scena e documentazione delle performance ne aumenta la fama internazionale.

La loro proficua collaborazione, che li conduce a esibirsi come tableaux vivant nei principali musei internazionali o a respirare l'aria nei polmoni dell'altro fino al soffocamento, terminerà dodici anni dopo nel mezzo della Muraglia Cinese, quando la coppia percorre circa 2.000 chilometri in direzione opposta per incontrarsi un’ultima volta a metà strada.

Marina Abramović e Ulay, The Lovers, 1988. Marina Abramović e Ulay, The Lovers, 1988. Immagine via Phaidon.

Libertà

Marina Abramović approccia la sua pratica artistica non tanto come una serie di performance spettacolari quanto come una profonda riflessione sui limiti convenzionali del corpo e della mente, mettendoli alla prova con l'obiettivo di liberarsi e superarli in una sorta di rito di purificazione. La vera libertà arriva a questo prezzo, anche se la sua arte è difficile da vendere ai collezionisti. La sponsorizzazione e la vendita di "prodotti derivati" le consentono comunque di coprire ampiamente i suoi bisogni.

The Onion, performance del 2006. © Marina Abramovic Courtesy Marina Abramovic e Sean Kelly Gallery, New York The Onion, performance del 2006. © Marina Abramovic. Per concessione di Marina Abramovic e Sean Kelly Gallery, New York

Ogni performance richiede una meticolosa preparazione: a tal fine, Marina consulta monaci nepalesi, aborigeni dell'Oceania e sciamani sudamericani. Dalla fine degli anni '80 amplia la sua pratica insegnando come docente  in scuole d'arte e accademie a Parigi, Berlino, Amburgo e Brunswick.

La Germania unificata è particolarmente ricettiva nei confronti del suo lavoro, come attestano i successi a Documenta, la kermesse che si tiene a Kassel ogni cinque anni. In tutto il mondo, e in particolare nel mondo dello spettacolo, Marina ha molti discepoli che non esitano a percorrere migliaia di chilometri per partecipare ai suoi esperimenti.

Marina Abramović e Ulay, A Living Door of the Museum. Screenshot via Youtube. Marina Abramović e Ulay, A Living Door of the Museum. Screenshot via Youtube.

Popolarità

Nel 1997, alla Biennale di Venezia Marina viene insignita del Leone d'oro per la migliore installazione. Nel 2005 presenta a Milano la sua installazione video Balkan Erotic, una lavoro su commissione che unisce la pornografia e il folklore dell'Europa centrale e orientale. Nello stesso anno, al Museo Guggenheim di New York dirige e rielabora una serie di sette spettacoli famosi per scopi di archiviazione.

Nel 2010, è il MoMA ad aprirle le sue porte alla donna per 512 ore di presenza più o meno attiva in The Artist is Present, una performance che richiama ben 750.000 visitatori nel tempio dell'arte moderna di New York. Nel 2011, il Garage Center for Contemporary Culture di Mosca realizza un'enorme retrospettiva che ne celebra la carriera.

Le ultime polemiche

Nell'agosto 2018, il suo nome compare sui i giornali italiani a causa di una dibattito innescatosi su una locandina realizzata dall'artista in occasione della storica regata triestina La Barcolana. In particolare, lo slogan "We're on the same boat", ovvero "Siamo tutti sulla stessa barca", è stato oggetto di polemiche.

Marina Abramović, "We’re all in the same boat", il manifesto per Barcolana50 Marina Abramović, "We’re all in the same boat", particolare del manifesto per Barcolana50.

Dal 21 settembre al 20 gennaio del 2019 si potrà approfondire nel lavoro della nonna della body art visitanto The Cleaner, una retrospettiva che raccoglie oltre 100 sue opere presso Palazzo Strozzi, a Firenze.

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