Shepard Fairey di fronte a "Liberté, Egalité, Fraternité", illustrazione realizzata dopo gli attacchi di Parigi del 13 novembre 2015. Shepard Fairey di fronte a "Liberté, Egalité, Fraternité", illustrazione realizzata dopo gli attacchi di Parigi del 13 novembre 2015.

L'artista Shepard Fairey, nato nel 1970, ha prodotto alcune delle immagini più iconiche degli ultimi tempi, dalla campagna di arte di strada Obey del 1989 al ritratto di Obama “Hope” per l’elezione presidenziale del 2008. Nato a Charleston e diplomato alla Rhode Island School of Design, Fairey è entrato in contatto con la scena punk e della street art sin dai tempi del college. È proprio di quegli anni "Obey", un progetto di arte di strada che spinge le persone a mettere in discussione il mondo che le circonda. Da allora, la sua arte intrisa di critica sociale e politica ha fatto il giro del mondo sotto forme diverse: illustrazioni, poster, murales, installazioni.

Due delle opere più iconiche di Shepard Fairey, “Obey” e “Hope”. Due delle opere più iconiche di Shepard Fairey, “Obey” e “Hope”.

L’ultimo progetto dell’artista, realizzato in collaborazione con l’azienda VRt Ventures, è l'app “Damaged”, che consente agli utenti di “visitare” la sua personale del 2017 direttamente sui loro smartphone o tramite un visore per la realtà virtuale. La mostra virtuale, composta da murales, stampe e sculture, è una riflessione di Fairey sul mondo contemporaneo, accompagnata da una descrizione approfondita delle sue opere. Abbiamo incontrato l'acclamato artista per parlare della sua opera preferita, della partnership con VRt Ventures e dei suoi prossimi progetti.

Shepard Fairey lavora ad una delle opere esposte nella mostra “Damaged” Shepard Fairey lavora ad una delle opere esposte nella mostra “Damaged”

La tua mostra "Damaged" innesca un dialogo sulle questioni sociali, politiche e ambientali della contemporaneità. Che responsabilità hanno in questo senso gli artisti del XXI secolo?

Penso che l'arte sia un modo eccellente per diffondere le proprie idee, e ha il vantaggio di stimolare riflessioni e conversazioni che non nascerebbero altrimenti. Non credo che gli artisti abbiano l'obbligo di trattare tematiche sociali e politiche, ma molti artisti evitano di esprimere la propria opinione perché credono che l'arte d'attualità non abbia un mercato.

Penso che gli artisti debbano avere il coraggio di esprimere le loro opinioni. La mia arte è una combinazione dei miei interessi estetici e filosofici. Proprio come i grandi musicisti hanno sempre usato i testi per esprimere un'opinione su eventi e fatti della lorocontemporaneità, io voglio fare la stessa cosa con le mie opere, anche se il livello delle questioni sociali crea un ulteriore problema da risolvere. Considerando il modo in cui vengono affrontate questioni come il cambiamento climatico, le disuguaglianze e la xenofobia, penso che tutti, non solo gli artisti, dovrebbero usare gli strumenti a loro disposizione per guidare il mondo in una direzione migliore.

L'app “Damaged” creata in collaborazione con VRt Ventures L'app “Damaged” creata in collaborazione con VRt Ventures

La tua collaborazione con VRt Ventures è un passo importante per rendere le mostre d'arte accessibili a tutti. Quali sono le implicazioni del digitale per il futuro dell'arte e delle modalità di esposizione dei lavori?

La mia speranza è che gli artisti continuino a fare arte tenendo sempre in mente il suo impatto “fisico” sulle persone. Allo stesso tempo, credo che la breve durata delle mostre e il duro lavoro di allestimento che vi sta dietro siano spesso un ostacolo. Questi sforzi potrebbero essere ripagati se la tecnologia VR/AR saprà preservare nel passaggio al digitale lo stesso interesse che il pubblico ha per le mostre “fisiche”.

Shepard Fairey con il suo iconico poster di Obama "Hope" realizzato per l’elezione del 2008 Shepard Fairey con il suo iconico poster di Obama "Hope" realizzato per l’elezione del 2008

Cosa ti ha ispirato lavorare nel mondo dell’arte?

Nell'infanzia sono stato esposto solo all'arte più tradizionale, ma all'età di 10 anni ho avuto la fortuna di conoscere il lavoro di Chuck Close. Quell'incontro mi ha spinto ad affinare la tecnica del disegno fotorealistico. Più tardi, quando scoprii lo skateboard e il punk rock, ho iniziato a realizzare stencil per serigrafie in cui, per la prima volta nel mio lavoro, l’arte si fondeva con la politica. Se a quel tempo c’era una netta separazione tra le mie opere d’arte e le illustrazioni, durante gli studi presso la Scuola di Design del Rhode Island i confini si sono fatti sempre più sottili: ora il mio lavoro è una fusione di arte, grafica e fotografia, tecniche che amo combinare per esprimere concetti sociali o politici che ritengo importanti.

Shepard Fairey, poster "Obey". Foto: Bukowski's Shepard Fairey, poster "Obey". Foto: Bukowski's

Qual è il tuo lavoro preferito e perché?

Il volto iconico di “Obey” è il mio preferito perché funziona indipendentemente dalla sua grandezza, è un elemento identificabile nella maggior parte del mio lavoro e apre un varco nella confusione delle strade. Mi piace la sua versatilità. Sono sempre entusiasta dei progetti a cui lavoro perché una delle cose che preferisco dell’arte è cercare di risolvere un problema.

Shepard Fairey, 'We Own the Future', murale a New York City, 2014 Shepard Fairey, 'We Own the Future', murale a New York City, 2014

Cosa pensi dei cambiamenti che hanno scosso la street art negli ultimi anni e del suo ruolo nel mercato dell'arte?

Sono felice che ci sia sempre più interesse verso la street art e che gli artisti di strada stiano anche trovando un mercato, ma non va dimenticato che la street art vendibile non esiste. La street art è fatta per la strada, l'arte tradizionale si basa sulla creazione di un oggetto vendibile. Gli artisti dovrebbero essere in grado di raggiungere molte persone, ma anche di vivere del loro lavoro.

Shepard Fairey, 'Wrong Path', dalla mostra "Damaged", 2017 Shepard Fairey, 'Wrong Path', dalla mostra "Damaged", 2017

Hai già nuovi progetti per il futuro?

Ho appena lanciato la versione app della mostra "Damaged", e sto lavorando all’anniversario del progetto artistico “Obey”, che nel 2019 compirà 30 anni.

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