Arturo Bonfanti nasce a Bergamo, nel 1905. Dopo aver frequentato la Scuola d’Arte Andrea Fantoni e prestato servizio militare a Firenze, nel 1927 si trasferisce a Milano per dedicarsi a tempo pieno all’arte. Fino agli anni ‘40, l’artista si concentra su opere prevalentemente figurative. È soltanto dopo la guerra che il suo stile verte verso l’astratto e si concentra sulle forme geometriche basilari: linea, superficie, colore.

Come ha segnalato in un'intervista Luigi Paladini, curatore dell’antologica “Arturo Bonfanti 1906-1978” esposta alla Pinacoteca Casa Rusca di Locarno nel 2002, “quello di Bonfanti può essere definito un astrattismo di carattere concreto, nel quale la forma e il colore si trasformano in oggetto. È un’astrazione che non riprende l’immagine del reale e non semplifica la realtà, ma rende concrete le forme geometriche inventate”.

Del breve periodo figurativo di Arturo Bonfanti non resta molto, ma piuttosto rare sono anche le opere di astrattismo geometrico prodotte dal 1947 in poi, dopo un periodo di intensi viaggi tra la sua Bergamo, Parigi e Monaco. I suoi tre lotti che andranno sotto il martello il 27 ottobre da Aste Borromeo in occasione della vendita dedicata all’Arte Moderna e Contemporanea risalgono agli anni ‘60 e ‘70, un'epoca molto prolifica e ormai matura del pittore bergamasco. Nello stile dell’artista, i titoli non sono propriamente tali, ma composti da sigle che rimandano all’anno e alla catalogazione dei lavori.

Lo studio dei colori e delle tonalità per la creazione di una terza dimensione sono evidenti soprattutto nel lotto 486, un olio su tela intitolato MI.11 e dipinto nel 1964. Le tinte neutre sono invece protagoniste del lotto 488, E.Q. 234 del 1964 487: qui il disegno si fa più grafico ed essenziale, e le linee scompaiono nelle tonalità color tortora delle campiture.

Ed è proprio quello del ‘60 il decennio di maggior successo per l’artista, che in questi anni è protagonista di diverse mostre a livello internazionale, organizza la sua seconda personale presso la Galleria Lorenzelli e partecipa alla Quadriennale di Roma del 1965 e alla Biennale di Venezia del 1968.

La ricerca di un equilibrio sottile tra colore e spazio non è rimasta relegata alla tela pittorica: Bonfanti, infatti, ha sperimentato anche nel teatro (il suo genero era l’attore Edoardo Ferravilla), nella grafica (è stato un assiduo frequentatore dell’Atelier Lafranca di Locarno insieme agli amici Arp e Nicholson) e nel cinema, tanto da vincere nel 1954 il Prix du Film des Marionettes al Festival d’Amateurs di Cannes per il cortometraggio “La chiave di Calandrino”.

Del corpus di Bonfanti, artista silenzioso, lontano dalla mondanità, circola un numero ridotto di opere: quella dell’asta di Studio d’arte Borromeo è dunque un’ottima occasione per i collezionisti di arte del dopoguerra italiano.

Il catalogo dell’asta è estremamente ricco e composto da 721 lotti. Spiccano opere dalle stime accessibili tra cui una raccolta di incisioni di Renzo Biasion e degli acquerelli di Romano Notari, ma anche dalle quotazioni più importanti come un acrilico di Emilio Tadini, un disegno di Sam Francis e una scultura di Arnaldo Pomodoro.

L’asta di Arte Moderna e Contemporanea si terrà il 27 ottobre presso lo Studio d’Arte Borromeo: la prima sessione (lotti 1-400) è alle 9.30, la seconda (lotti 401-721) alle 15:30.

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