Resta il fatto che a trent'anni dalla sua morte (il 22 febbraio 1987), il Re della Pop Art non ha smesso di affascinare artisti e intellettuali. Ormai tutti ammettono all’unanimità che il suo lavoro ha rappresentato, in molti sensi, uno spartiacque nella storia dell’arte.

Riflettendo un'era cinica e disinibita, il lavoro di Andy, sovrapposto al suo stile di vita da dandy newyorkese, ha contribuito a sensibilizzare l'opinione pubblica - nei cui occhi sarebbe rimasta un'icona degli anni ‘60 - su come gli spettatori possano essere ingannati e le immagini manipolate. Che Warhol fosse un profeta che denunciava questa tendenza o che sputasse nel piatto (di zuppa, ovviamente) in cui mangiava, sono alcune delle teorie che alimentano un dibattito ancora acceso.

"Colored Mona Lisa", venduta da Christie's nel maggio 2015 per 56.165, 000 dollari. Immagine: Christie's "Colored Mona Lisa", venduta da Christie's nel maggio 2015 per 56.165.000 dollari. Immagine: Christie's

Una miniera di esperienze

Andy Warhol - nato come Andrew Warhola Junior - è cresciuto a Pittsburgh, negli Stati Uniti. Suo padre, l’immigrato slovacco Andrew Warhola Senior, lavorò nelle miniere a cielo aperto dal 1914 in poi, lottando per sostenere i suoi quattro figli. La madre Julia arrivò negli Stati Uniti per ricongiungersi alla sua famiglia solo nel nel 1921. Andy nacque il 6 agosto 1928 e, in questo contesto industriale di grande povertà, si ammalava spesso. L’arrivo della Grande Depressione nel 1929, poi, non facilitò certo le cose per la famiglia slovacca.

Andrew Warhola. Immagine © Artnet Andrew Warhola. Immagine © Artnet

All'età di nove anni Andy contrasse la còrea di Sydenham, una malattia contagiosa che colpiva il sistema nervoso e che lo costrinse a letto per lunghi periodi. Per sua stessa ammissione, questo periodo - in cui iniziò a disegnare, collezionare foto di stelle del cinema e ascoltare la radio accanto a sua madre, una donna che non imparò mai l'inglese e rimase sotto l'influenza della religione ortodossa e dell'immaginario bizantino - definì i suoi gusti e influenzò la sua arte. Andrew Warhola Senior morì nel 1942 e, due anni dopo, Andy si iscrisse al Carnegie Institute of Technology di Pittsburgh. Si laureò nel 1949 con un diploma in Belle Arti e un debole per le stampe in serie.

Un ragazzo della scena pubblicitaria

Prossima fermata, New York. Andy trovò lavoro come illustratore commerciale per riviste come Glamour, Vogue, Harper's Bazaar e The New Yorker, il suo talento artistico si rafforzò mentre decorava vetrine di grandi magazzini ed esponeva disegni nei ristoranti frequentati dalle star del tempo.

Autoritratto datato 1986 e venduto da Christie's nel maggio 2011 per 27.522,500 dollari. Immagine: Christie's Autoritratto datato 1986 e venduto da Christie's nel maggio 2011 per 27.522,500 dollari. Immagine: Christie's

Quando ci fu la sua prima mostra in una galleria di New York nel 1952, stava già facendo un po' di tutto: creando i costumi per una compagnia teatrale (la sua parrucca bionda nasce da questa esperienza) e disegnando biglietti di Natale per negozi alla moda, mentre i suoi disegni iniziavano ad essere riconosciuti per il loro valore. Questo gli permise di affinare gradualmente il suo senso degli affari: Warhol etichettava le sue opere come "arte commerciale", e non era contrario a fare incetta di denaro, del quale tanto era stato privato nella sua infanzia a Pittsburgh.

I favolosi anni '60

Spinto dalla sua insaziabile curiosità, il sofisticato pubblicitario abbracciò l'arte contemporanea negli anni '60 influenzto dalle avanguardie europee (Yves Klein, Jean Tinguely, Niki de Saint Phalle) e dalla sua capacità di assimilare tutti i media e le tecniche (compresi fumetti, pittura, serigrafie, foto e film). Grazie alla sua esperienza nella creazione di eventi e happening sarebbe presto diventato un trendsetter, tanto da essere subito considerato come un'autorità della Pop Art (sebbene la nascita del movimento avvenne nel Vecchio Continente) al fianco dei compatrioti Roy Lichtenstein, Jasper Johns e James Rosenquist.

"Triple Elvis", vendutod da Christie's nel novembre 2014 per 81.925,000 dollari. Immagine: Christie's "Triple Elvis", vendutod da Christie's nel novembre 2014 per 81.925.000 dollari. Immagine: Christie's

Nel 1963, Warhol iniziò a sviluppare la tecnica che avrebbe usato per produrre i suoi lavori più noti: stampe serigrafiche di foto in bianco e nero di celebrità (tra cui Mao, Marilyn e se stesso) o immagini di prodotti di consumo di tutti i giorni (come bottiglie di Coca Cola, lattine di zuppa Campbell o banconote da un dollaro), ricoperte da grossi blocchi di colore. La moltiplicazione di un singolo motivo su un pezzo di tessuto rivelava il suo status di "cliché" (termine che incidentalmente significa "istantanea" in francese), offuscando il confine tra arte elitaria e cultura popolare e criticando la società del consumo di massa e la standardizzazione. Prodotto nei primi anni '60, il primo autoritratto di Andy Warhol è stato venduto da Christie's New York nel 2011 per oltre 38 milioni di dollari.

Uno dei primi autritratti, venduto da Christie's nel maggio 2011 per 38.442,500 dollari. Immagine: Christie's Uno dei primi autritratti, venduto da Christie's nel maggio 2011 per 38.442.500 dollari. Immagine: Christie's

The Factory

Attorniato da una moltitudine di collaboratori, principalmente responsabili della riproduzione delle sue creazioni, Warhol si trasferì, a metà degli anni '60, in uno spazio industriale sulla 47ma strada. Soprannominato “The Factory”, lo spazio divenne un luogo di culto nella vita underground di New York. Qui diresse vari film sperimentali e contribuì a registrare le prime canzoni dei Velvet Underground. Warhol appoggiò gli inizi della band così attivamente che arrivò addirittura ad annunciare che stava abbandonando le arti visive per la musica.

Andy Warhol e i Velvet Underground. Immagine: denik.cz Andy Warhol e i Velvet Underground. Immagine: denik.cz

Tornò alla pittura all'inizio degli anni '70, creando nuove serie di ritratti senza disdegnare commissioni da ricchi collezionisti e celebrità, sia negli Stati Uniti che in Europa. Il suo lavoro sfaccettato e multiforme si attesta sulle decine di migliaia di pezzi. Solo l’Andy Warhol Museum di Pittsburgh vanta una collezione di 10.000 opere, sotto forma di dipinti, film, foto, lavori cartacei. La famiglia di Warhol creò anche un museo di Warhol in Slovacchia, aperto nella città di Medzilaborce nei primi anni del 1990.

Andy Warhol a "The Factory", 1964. Immagine: Phaidon Andy Warhol a "The Factory", 1964. Immagine: Phaidon

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