1. Keith Haring

keith Keith Haring, "Ignorance =Fear", 1989. Immagine: ©Keith Haring Foundation.

Keith Haring (1958-1990) è stato tra i primi artisti a far leva sulla propria notorietà per aumentare la consapevolezza dell'AIDS nel grande pubblico. Non appena scoprì di essere sieropositivo fondò la Keith Haring Foundation, con l'obiettivo di sostenere le organizzazioni che lottano contro questa malattia. Durante gli ultimi anni della sua vita il suo attivismo totalizzò la sua arte, diventando sia un mezzo per far cadere il velo di omertà dell’opinione pubblica che una forma di resistenza personale contro il virus.

2. Annie Leibovitz

Susan Sontag. Immagine via altmedia.net.au Susan Sontag. Immagine via altmedia.net.au

Annie Leibovitz è una delle fotografe più importanti del nostro tempo. Ha scattato, tra le altre, la famosa foto di John Lennon che, nudo, avvolge Yoko Ono, pubblicata su Rolling Stone del 21 gennaio del 1971: due anni dopo sarebbe diventata capo fotografo della rivista. Uno dei progetti più personali e toccanti sono le fotografie scattate alla sua partner Susan Sontag (intellettuale statunitense di fama mondiale e autrice di “On Photography”) durante un periodo di 15 anni: dalla quotidianità, alla malattia di Sontag, fino alla sua morte, in uno dei progetti più iconici della sua carriera.

3. Wilhelm von Gloeden

Wilhem Von Gloeden, Senza titolo, 1890 circa. Immagine: Lempertz. Wilhem Von Gloeden, Senza titolo, 1890 circa. Immagine: Lempertz.

Molto meno conosciuto è Wilhelm von Gloeden, fotografo tedesco che nacque nel 1856 da una famiglia aristocratica. Nel 1878 si trasferì in Sicilia per curarsi dalla tubercolosi e decise di rimanervi. Si stabilì a Taormina, dove iniziò a fotografare i ragazzi e gli uomini della zona, drappeggiati o nudi, in posa come statue greche. Quando morì nel 1931, il suo compagno Pancrazio Buciuni detto Il Moro ereditò la sua arte, che venne in gran parte distrutta durante un'incursione della polizia del 1936.

4. Gran Fury

Gran Fury, "Kissing doesn't kill", 1989. Immagine via anexile. Gran Fury, "Kissing doesn't kill", 1989. Immagine via anexile.

Nato a New York nel 1988, Gran Fury era un collettivo d'arte attivista con lo scopo di educare il pubblico, promuovere azioni e denunciare la negligenza governativa e civile della pandemia dell’AIDS. L’arte del collettivo prendeva di mira le strade piuttosto che le gallerie e i musei, in modo da raggiungere più pubblico possibile. Uno dei pezzi più famosi è l'immagine di tre coppie (una interraziale, una di uomini e una di donne) che si baciano. La fotografia è abbinata alla didascalia "I baci non uccidono: a farlo sono l’avidità e l’indifferenza". Gran Fury si è sciolto nel 1995, dopo aver pubblicato un manifesto che ne ripercorreva la storia e i principi.

5. David Hockney

David Hockney, "Christopher Isherwood and Don Bachardy", 1968. Immagine via Them. David Hockney, "Christopher Isherwood and Don Bachardy", 1968. Immagine via Them.

Nato in Inghilterra nel 1937, David Hockney è considerato uno degli artisti britannici viventi più influenti al mondo. La sua carriera inizia negli anni ‘60 e si inserisce nel filone della Pop Art. A quei tempi, l’omosessualità era illegale in Gran Bretagna e il suo lavoro si componeva principalmente di autoritratti. Successivamente Hockney si trasferì negli Stati Uniti, dove creò la serie Love Paintings, una celebrazione più esplicita dell’amore omosessuale che esplora la sessualità e l’identità nella California degli anni ‘70.

6. Isaac Julien

Isaac Julien, Western Union Series No. 1 (Cast No Shadow), 2007. Immagine via: Royal Museum of Ontario. Isaac Julien, Western Union Series No. 1 (Cast No Shadow), 2007. Immagine via: Royal Museum of Ontario.

La pratica di Isaac Julien (classe 1960) ha il video come mezzo di esplorazione prediletto. Laureato alla Central Saint Martins di Londra, l’artista ha vinto numerosi riconoscimenti e nel 2001 è stato candidato come finalista del Turner Prize. Figlio di immigrati di Santa Lucia, un’isola dei Caraibi, crea opere visive volte ad abbattere le barriere formali di separazione tra le arti. La sua narrativa dall’estetica audace e toccante approfondisce tematiche quali razzismo, immigrazione e identità gay nelle comunità di colore.

7. Catherine Opie

A sinistra: Catherine Opie, Self Portrait/Cutting, 1993, Immagine: Guggenheim. A destra: Catherine Opie, "Jerome Caja," 1993. Immagine: Hammer.ucla A sinistra: Catherine Opie, Self Portrait/Cutting, 1993, Immagine: Guggenheim
A destra: Catherine Opie, "Jerome Caja," 1993. Immagine: Hammer.ucla

Le fotografie dell’americana Catherine Opie hanno due principali temi ricorrenti: le comunità omosessuali di Los Angeles, la città in cui è cresciuta, e il paesaggio, lo spazio. Il suo lavoro fa perno sulla combinazione di questi elementi e analizza l’individuo nella costruzione della sua identità e nella sua relazione con l’ambiente esterno. In Domestic, uno dei suoi lavori più conosciuti, la fotografia ritrae alcune coppie omosessuali nelle loro case, in momenti intimi e quotidiani. Le sue opere sono state esposte nei principali musei di tutto il mondo come il Guggenheim di Bilbao, il MoMA di New York, Il Centre Pompidou di Parigi.

8. Jasper Johns

Jasper Johns, Flag, 1954-55, immagine: MoMA. Jasper Johns, Flag, 1954-55, immagine: MoMA.

Considerato l’erede di Andy Warhol, Jasper Johns non ha rivoluzionato soltanto il Neo-Dada: il suo lavoro ha ridefinito anche i contorni della Pop Art e dell’Espressionismo astratto. L’artista americano è stato legato da una forte amicizia con John Cage e il suo compagno Merce Cunningham e ha collaborato sia con loro che con Robert Rauschenberg, con il quale ebbe una lunga relazione. Nel 2013 si scatenò una polemica intorno al Museum of Modern Art di New York, che in un’esposizione che includeva quadri dei due artisti venne accusato di avere omesso l’importanza della loro relazione affettiva, relegandola ad un semplice “dialogo”.

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